Una lezione da non dimenticare – Martín M. Morales


La lectio magistralis del Prof. Salvatore Settis, Direttore della Scuola Normale Superiore di Pisa, di giovedì 21 gennaio, organizzata dal Dipartimento di Beni culturali della Chiesa della Pontificia Università Gregoriana, ha significato un grande dono. Con una grande vivacità e saggezza ha percorso la storia della tutela giuridica dei beni culturali in Italia. Senz’altro nel sistema giuridico italiano è stato riservato un importante spazio alla tutela del patrimonio culturale. Ma allo stesso tempo, una logorata retorica sul primato della concentrazione dei beni culturali in Italia (in questo senso è impressionante il balletto delle cifre che nessuno si prende la briga di accertare) non lascia spazio ad altri aspetti non meno importanti come la qualità di questo patrimonio, la sua estensione territoriale, il suo valore contestuale e l’analisi sincera delle politiche rivolte alla sua conservazione. Mentre il Prof. Settis parlava, non ho potuto fare a meno di pensare all’Archivio Storico della Gregoriana. Nel testo di presentazione dell’archivio ho detto che i codici che vi si conservano furono l’anima della ricerca: oggi non lo sono più!


E non lo sono per diversi motivi. Le scelte degli anni passati, economiche e gestionali, hanno relegato l’archivio in una posizione che ha ulteriormente aggravato il suo plurisecolare nascondimento (si veda il post La storia di un danno). Il materiale documentario che qui si conserva supporrebbe, inoltre, ricercatori capaci e pazienti dotati di un’eccellente formazione in grado di districarsi nel labirinto di scritture complesse. L’assenza di un vero catalogo ha ulteriormente chiuso le porte a una ricerca sistematica. L’archivio è un territorio ostico. Non è “colorato”, non si apre volentieri al primo arrivato, cela, è difficile che possa generare sorpresa o ammirazione, al di là di cimeli che si mostrano ai visitanti illustri ( le carte di Galileo Galilei, la corrispondenza di Athanasius Kircher, i codici del Clavius, ecc.). Il materiale del nostro archivio difficilmente si presterà a una fruizione immediata e tantomeno a un ritorno economico così come un approccio manageriale del patrimonio si auspicherebbe.
I fondi dell’archivio storico della Gregoriana poco si prestano a dubbie operazioni, quali la riproduzione facsimilare, che destano forti perplessità in tutti quelli che veramente si interessano alle sorti del materiale antico. Invece i suoi codici sono indispensabili per quelli che vogliano riflettere sulla tante volte nominata quanto sconosciuta Ratio Studiorum, o per coloro che s’interessano alla storia della Compagnia di Gesù, in modo particolare, ai suoi rapporti con il mondo della scienza e alla creazione e trasmissione dei savoirs. In un post di questo blog ho voluto riflettere sulla maniera in cui un archivio è lo specchio di una istituzione (L’archivio come specchio di un’istituzione). Il nostro archivio e il suo stato di conservazione racconta anche lo stato dell’istituzione che lo conserva. Anche se molte delle riflessioni del Prof. Settis hanno potuto creare una grande inquietudine riguardo le prospettive della valorizzazione del patrimonio culturale in Italia, una certezza è emersa con chiarezza: le sfide della conservazione del patrimonio culturale hanno poco a che fare con i finanziamenti. Il futuro del patrimonio culturale e del nostro archivio in particolare dipende soltanto dalla volontà di farlo emergere, metterlo a disposizione e di attuare politiche intelligenti di conservazione e prevenzione. In questo senso i progetti intrapresi, a partire dall’attività di catalogazione (si veda in questo blog l’entrata Catalogo), sono carichi di buone speranze.

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