Uno schizzo inedito del Padre Grassi per la lanterna di Sant’Ignazio (Roma) – Simona Papagno


La chiesa di S.Ignazio a Roma, commissionata dal cardinal L. Ludovisi in data 1626, viene considerata dalla critica come il più grande capolavoro realizzato dal padre Orazio Grassi S.J., architetto e matematico gesuita, in quanto egli vi lavorò incessantemente negli anni intercorsi tra il 1628 e il 1654, come esecutore diretto o supervisore dell’avanzamento dei lavori, al seguito della  partenza da Roma in data 1633.
E’ noto come il Grassi abbia costantemente monitorato l’operato dei suoi sottoposti nell’innalzamento della fabbrica e come egli si sia avvalso, in ciò, della collaborazione di importanti architetti o scultori come A.Algardi e padre A.Sasso S.J., supervisore ai lavori negli anni tra il 1633 e il 1650.
E’ noto, infine, come le sconsiderate manomissioni del Sasso, che comportarono l’innalzamento dei pilastri della crociera e dei muri del transetto, nonché della sommità muraria della navata di ca. 20 palmi, abbiano arrecato gravi problemi alla realizzazione della cupola, già prevista dal Grassi su modello di quella del Gesù, e come il fr. A. Pozzo S.J. abbia brillantemente risolto il caso con la realizzazione della finta cupola in tela dipinta ad olio nel 1685.
 
Il problema della cupola di S. Ignazio nasce dunque a partire dal 1633 a causa dell’innalzamento eccessivo dei pilastri della crociera, dei muri del transetto e della sommità muraria della navata, che avrebbero reso una ipotetica cupola, progettata direttamente sugli arconi della crociera, internamente sprofondata.
In data 5 maggio 1650, Orazio Grassi redige un nuovo memorandum nel quale, analizzate le sconsideratezze finora realizzate, propone una nuova ed insolita soluzione ai fini della risoluzione dei rapporti fra interno ed esterno della cupola: “Si manderà il disegno del nuovo, col quale si potrebbe farla Cuppola, si che di dentro comparisse, e realmente fusse Cuppola, e di fuori fusse come un maschio di fortezza, con variare dall’usanza comune, nel che vi andarebbe molto minor spesa, e con alzarsi molto meno, saria di minor danno all’aria del Collegio, e de’ vicini, e saria cosa nova, e molto vaga, perchè accompagnerebbe meglio tutto il resto della fabrica” .
Un tiburio avrebbe dunque provveduto ad inglobare esternamente la cupola, lasciandone emergere unicamente la sommità gradonata e il lanternino. Per quest’ultimo, il Grassi propone due diverse versioni: l’una con un coronamento di volute e l’altra con una guglia provvista dell’emblema della Compagnia. Le sue proposte sono supportate da un ricco apparato di disegni e incisioni.
 
In primo luogo, si fa riferimento ai fogli conservati presso la Biblioteca Apostolica Vaticana nei codici Spada Vat. Lat. 11257 (ff. 116  e 117), Spada Vat. Lat. 1157 (ff. 494 e 95) e Chigi P.VII 9, f. 135 (1627 o 1642 ca.).
Quindi, il fondo Borromini all’Albertina di Vienna (Az. Rom. ff. 492-495), all’interno del quale si trovano conservati tre fogli, apparentemente ricalcati dall’architetto dagli originali del Grassi. In uno di questi (ff. 492 e 495), risulta una proposta alternativa per il coronamento del lanternino in forma di obelisco. Nel codice Spada, la soluzione con l’obelisco risulta direttamente delineata sul f.116, mentre la copertura a cupolino è presente, in qualità di variante al progetto, su una lingua di carta incollata al foglio. L’obelisco, coronato da un emblema dell’ordine, risulta in proposito analogo ad una incisione di Daniel Widman, inclusa nell’opera “Rosa Ursina” dell’astronomo gesuita C. Schneider S.J., dove un disco perforato con il monogramma IHS, situato sopra la guglia, viene usato come schermo ottico per l’osservazione dei raggi solari.
Infine le tavv. 26-29 realizzate da G.G. De Rossi in “Insignium Romae Templorum Prospectus” in data 1683[1], laddove la cupola è coronata dal globo e presenta unicamente delle piccole volute di raccordo tra quest’ultimo e il lanternino.

Per valutare i nuovi progetti del Grassi del 1650, nel 1651, padre Virgilio Spada, elemosiniere segreto della Camera Apostolica e intendente delle fabbriche pontificie sotto Innocenzo X, nonché scolaro al Collegio Romano, convocò una consulta di architetti (G. Rainaldi, A.Algardi, G.L. Bernini, F. Borromini) i cui provvedimenti risultano tuttora ignoti.
In ogni caso, i lavori alla fabbrica furono nuovamente avviati e dal 1652 previsero la supervisione del Grassi. Questi tornarono, tuttavia, ad interrompersi nel 1655, dopo la morte del padre, per poi riprendere e concludersi definitivamente nel 1677. L’unico elemento ancora mancante era la cupola, per la quale si richiese una nuova perizia ed un architetto esterno, di cui si ignorano il nome e il parere.
All’interno del fondo Orazio Grassi, presso l’Archivio Storico della PUG, si conservano importanti testimonianze riguardo la sopra descritta cupola, nonché il tiburio e il suo coronamento. Si sta facendo riferimento alle cc. 36, 100 e 148, già individuate da R.Bosel[2] all’atto dei suoi studi del 2004, le quali raffigurano, rispettivamente, la pianta di un quarto del tamburo della cupola e la sua sezione, un abbozzo di diverse soluzioni di coronamento e uno studio per il tiburio.
 
Rimane finora inedito, alle cc. 128-129, un piccolo studio a matita circa due delle diverse soluzioni progettate dal Grassi per il lanternino. Gli schizzi risultano scarsamente visibili a luce radente, giacchè sopra di essi si trova incollato un piccolo disegno recante lo studio della metà sinistra di una cartella. La loro individuazione è stata resa possibile tramite una retroilluminazione, effettuata con un lettore di filigrane, nell’arco di uno studio approfondito sul fondo.
 
Sulla sinistra, troviamo una piccola immagine della lanterna, coronata dal globo. Alla base, assistiamo alla presenza di diverse volute di raccordo tra questa e la sommità gradonata della cupola, appena accennata. La lanterna risulta traforata da diverse aperture, visibili nello schizzo in numero di tre, e sormontata da un cupolino animato da un secondo giro di volute di raccordo tra quest’ultimo e il globo alla sommità. 
Sulla destra, la precedente lanterna è riprodotta in scala leggermente minore. Al di sotto di questa è evidente la curvatura della cupola alla base. Il coronamento segue, tuttavia, una diversa versione. Non più la rappresentazione del globo, ma la riproduzione dell’emblema IHS, simbolo della Compagnia. E’ evidente quanto lo schizzo in questione, ancor più del precedente, possa essere comparato ai progetti del Grassi, conservati presso il fondo Spada 11257 alla Biblioteca Apostolica Vaticana ai fogli 116-117, o alle tavv. 26-29 della raccolta di incisioni di G.G. De Rossi sopra citata.
Giacchè entrambe le soluzioni compaiono a decorrere dal 1650, è probabile supporre che gli studi in questione possano essere stati realizzati intorno a tale data.
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
BIBLIOGRAFIA
 
C. Bricarelli, Il padre Orazio Grassi architetto della chiesa di S. Ignazio in Roma, in “Civiltà Cattolica” LXXIII, vol. II, 1922, pp. 13-25.
L. Montalto, Il problema della cupola di S.Ignazio da padre Orazio Grassi e fratel Pozzo a oggi, in “Bollettino del Centro di studi per la storia dell’architettura”, vol. XI, 1957, pp. 33-62.
R. Bosel, Orazio Grassi. Architetto e matematico gesuita, ARGOS, Roma, 2004.
 
 

[1]   L. Montalto, Il problema della cupola di S.Ignazio da padre Orazio Grassi e fratel Pozzo ad oggi” in “Centro di studi per la storia dell’architettura”, vol. XI, 1957, p. 36 ss.
[2]   R.Bosel, cit, 2004, pp. 158-162. 

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