Quando i libri seguivano gli uomini


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Per l’antica Compagnia di Gesù, e anche per quella restaurata (1814) che cominciò a esaurire il suo slancio vitale verso il 1930, le biblioteche rappresentarono una potente carica di umanità, un vero arsenale retorico, nonché un anello ideale di congiunzione con il proprio passato.

Il superiore generale Luis Martín (1846-1906) ricorda nelle sue Memorie i suoi giorni di studente gesuita al Collegio Massimo di San Marcos nella città di León (Spagna); erano i giorni della rivoluzione che finirà con il regno di Isabel II, conosciuta come “la gloriosa” o “la settembrina”.  Il rettore della casa radunò tutta la comunità dove si trovava Martín e annunciò i tragici giorni che stavano per arrivare che finirono con l’espulsione dei gesuiti. Il giovane scolastico ricorda nel suo diario la paura di quelle ore: i nervi si eccitarono e perfino le necessità naturali si fecero sentire. Non vi preoccupate -dichiarò il P. Rettore- io mi son cambiato il pantalone almeno sei volte e questa sarà la settima. Se qualcuno sente paura già sa dove si trovano i servizi. Giorni più tardi un gruppo armato prese possesso della città di León e decise l’espulsione dei gesuiti di San Marcos. Pochi studenti rimasero nel Collegio per salvare alcune cose: il laboratorio di Fisica e la biblioteca furono le due cose che per prime attirarono la nostra attenzione … Tantissime scatole piene di libri furono mosse dalla biblioteca alla portineria attraverso una catena di fratelli per portarli dopo a una serie di case amiche nella città… Non dimenticherò mai -continua Martín- quanto sembrava triste San Marcos, la paura che i rivoluzionari entrassero l’indomani portando via tutto quello che avrebbero trovato, ci dava la forza per salvare dalle loro grinfie quanto fosse possibile. L’attenzione dei gesuiti, che devono abbandonare in tutta fretta la loro residenza, si concentra sul laboratorio di fisica e sulla biblioteca.

L’itineranza dell’ordine gesuitico, segnata da esili e restaurazioni, fu sempre accompagnata dalle biblioteche. A partire dalla metà del XX secolo si dovranno cercare nuovi riferimenti per tentare la ricostruzione identitaria.

Il contatto con questo importante patrimonio librario e archivistico evoca le pagine del gesuita Baltasar Gracián nel Criticone. Nelle sue pagine Critilo, colto e razionale ma naufrago, incontra nell’isola di Sant’Elena il selvaggio Andreino, al quale non solo insegnerà a parlare, ma con il quale intraprenderà un lungo pellegrinaggio. In un determinato momento del viaggio, da una casa si sprigiona una piacevole fragranza. Incantato dal profumo, Critilo, metterà in risalto il potere dei libri e della lettura: “Questa dimora profuma di umanità”. Gli domandarono: “da cosa ve ne accorgete?” ; e lui “ma non vedete queste vestigia di discrezione?” disse indicando alcuni libri.   Il testo prosegue con una terribile profezia di distruzione. Critilo annuncia senza mezzi termini: “Le piramidi di Egitto finirono, caddero le torri di Babilonia, perfino il Colosseo è crollato, sono andati in malora i palazzi dorati di Nerone, anche i miracoli sono scomparsi dal mondo, soltanto rimangono i libri”. Per poi concludere: “Oh che grande il piacere della lettura, mestiere di uomini che se non li trova li fa.” [Baltasar Gracián. El Criticón, II, Crisi IV]. Dal “pessimismo” di Baltasar Gracián restano fuori soltanto i libri. I libri sono portati dai gesuiti per transitare verso il futuro così come Enea carica sulle sue spalle Anchise portando per mano il figlioletto Ascanio.

Una serie di tecniche¹, come non poteva essere altrimenti, hanno costituito da sempre l’istituzione gesuitica e hanno permesso il suo sviluppo: gli Esercizi spirituali, la corrispondenza epistolare e la stampa potrebbero essere degli esempi cardini.  La lungimiranza di Gracián riuscì a cogliere tanto le contraddizioni delle possibilità tecnologiche che le sue minacce. Precisamente i convulsi progressi  della tecnica, a partire dalla seconda metà del XX secolo, imprimeranno nell’antico corpo gesuitico gravi mutamenti. Altre tecnologie soppianteranno le precedenti introducendo nuove problematiche non sempre affrontate con la dovuta accuratezza e responsabilità.

L’APUG conserva alcune narrazioni delle vicende della Pontificia Università Gregoriana in una tipologia documentaria, quasi in estinzione, la historia domus, dove si racconta l’ampliamento dello scolasticato della provincia romana della Compagnia di Gesù; sono tempi di crescita e di espansione.  I cataloghi della provincia romana dei s. XIX al XX registrano una serie di spostamenti e di nuovi domicili. Ancora una volta i libri seguono le vicende degli uomini. L’autore di questa pagina è padre Augusto Spinetti SJ (1855-1937). Egli, dopo i fatti che seguirono alla presa di Roma nel 1870, dovrà partire partire insieme ai confratelli in territorio astro-ungarico a fare il suo noviziato a Brixen (Bressanone, Trentino Alto Adige), che dopo alcuni mesi sarà trasferito, a Tremin (Termeno sulla Strada del Vino, Trentino-Alto Adige). Una volta sciolta la Compagnia di Gesù nell’Impero dovette finire il noviziato al Château des Alleux a Cossé-le-Vivien (Mayenne, Pays de la Loire, Francia). Nel 1879, infine, furono dispersi tutti i gesuiti nel territorio francese. Rientrato a Roma nel 1880 fu destinato al collegio Pio Latinoamericano che allora aveva la sua sede nel quartiere Prati, nel lungotevere dei Mellini, presso il ponte Regina Margherita, per finire la sua esperienza di magistero iniziata a Scutari (Albania). La chiesa dell’Immacolata Concezione e il collegio furono demoliti nel 1960.

Lo scolasticato dei gesuiti della provincia romana, nel frattempo era traslocato (1883) da Piazza Farnese a palazzo Cisterna in via Giulia 163. Lo scolasticato fu poi spostato a via del Seminario 120, per riuscire a realizzare il desiderio di far convivere maestri e discepoli nella stessa casa. La separazione, che per motivi logistici e di opportunità, si era imposta tra docenti e discenti è stata considerata fino alla metà del secolo scorso come un grave inconveniente. Questa sistemazione si mantenne fino alla costruzione della nuova sede dell’Università Gregoriana in Piazza della Pilotta (1930). Padre Spinetti fu provinciale della provincia romana da 1909 al 1912.

Ringrazio Lorenzo Mancini per l’accurata trascrizione di questo documento, così come per l’aiuto nella localizzazione dei luoghi.

Pro-memoria circa le Biblioteche della Provincia Romana

Nell’autunno del 1884 i Superiori stabilirono di ampliare lo Scolasticato della Provincia Romana: e perciò lasciata la residenza di S. Brigida a Piazza Farnese, acquistarono una casa più grande in Via Giulia n. 165¹ e quivi si riunirono i teologi e filosofi. Vi si trasportarono tutti i libri che erano a S. Brigida già colà riuniti dalle varie case della Provincia Romana. Ma essendovi ora oltre i filosofi anche i teologi, per questi il R. P. Provinciale Tommaso Ghetti mandò a ritirare dal Collegio Americano del Nord in Via dell’Umiltà molti libri della Biblioteca del Noviziato di S. Andrea al Quirinale che nella dispersione del 70-73 erano stati quivi messi in salvo. Appunto il sottoscritto fu incaricato dal P. Provinciale di questa opera. Mentre fu facile riavere le opere che portavano il timbro di S. Andrea, s’incontrò qualche difficoltà per qualche opera pure importante come il Graevius e il Gronovius che non erano timbrate ma si sapeva da altra parte che erano nostre. A ciò giovò la casuale presenza nel Collegio di Msgr. Chatard che nel 70-73 era quivi Rettore ed attestò che anche codesti libri erano nostri. Si ritirarono molte opere di pregio, Santi Padri, Storia ecclesiastica, e con queste si fornì la Biblioteca dei teologi all’ultimo piano di via Giulia.

La residenza di Via Giulia restò aperta fino a tutto l’anno scolastico 1886. Terminate le scuole, essendo il Collegio Germanico-Ungarico passato alla nuova casa in Via S. Nicola da Tolentino ed essendosi sperimentati gli inconvenienti della separazione degli scolastici dai Professori, oltre il tempo che doveva impiegarsi dagli scolastici per quattro gite giornaliere, il M. R. P. Vicario Anderledy ed il P. Provinciale Ghetti decisero di riunire tutti gli scolastici ai Professori nel Palazzo Borromeo in Via del Seminario. Il P. Ghetti fece fare molti lavori di adattamento in modo che con l’anno scolastico 1886-87 si riformò un piccolo Collegio Romano nel Palazzo Borromeo. è da notare che questa riunione era desiderata non meno dagli scolastici che dai Professori; e ricordo specialmente i PP. Cornely, Wernz, Mazzella, De Luca, etc. che mi parlavano in questo senso.

Partito il Collegio Germanico dal Palazzo Borromeo, portò naturalmente con sé la sua ricca Biblioteca. Nel Palazzo Borromeo (lo ricordo benissimo) rimasero i libri che i varii Professori avevano nella propria stanza, alcuni scaffali con le opere di S. Tommaso e la Patrologia Latina del Migne che stavano nella saletta tra le camere del P. Mazzella e P. De Maria (oggi PP. Graziosi-Rossetti), ed alcuni pochi altri libri che si trovavano in una stanza ora scomparsa e che fu incorporata nella grande scuola fatta fare da S. S. Leone XIII al secondo piano per preghiera (specialmente) del P. De Maria.

Andando gli scolastici da Via Giulia al Palazzo Borromeo si portarono tutti i libri che avevano colà e che formavano la Biblioteca di Casa, quella dei teologi e dei filosofi, tutti provenienti dalle varie Case della Provincia Romana. – Inoltre il P. Provinciale Ghetti volle formare una Biblioteca per quanto allora si poteva, ben fornita e decorosa; e perciò fece destinare a Biblioteca il mezzanino del Palazzo Borromeo (dove il Germanico aveva l’Infermeria) e vi fece trasportare molti altri libri da lui radunati dai Collegi e Case chiuse e che occupavano due grandi stanze nella sua Residenza (allora a Piazza Madama 26²). – Tutti questi libri con quelli che si poterono salvare dal Collegio Romano riempirono varie stanze al Palazzo Borromeo nel luogo indicato. Molti appartenevano alla Biblioteca dei teologi del Collegio Romano, come si può vedere dal timbro, e che all’epoca della soppressione degli Ordini Religiosi fu più facile sottrarre che quelli della grande Biblioteca del Collegio Romano.  Così stavano le cose fino a tutto il 1889.

Galloro, 1 marzo 1933.

A. Spinetti S. J.

¹In questo senso può leggersi il testo di Gregorio di Nazianzo riguardo la direzione spirituale: “Mi sembra che sia l’arte delle arti (techne technes) e la scienza delle scienze a guidare l’uomo, il più mutevole e il più complesso degli animali.” Secondo A. Beeley, Gregory of Nazianzus on the Trinity and the Knowledge of God (New York, 2008, p. 242), Gregorio di Nazianzo chiama techne: “un’arte o mestiere con propri metodi di valutazione, una scienza o una professione basata su un corpus specifico di conoscenze (episteme). (Oratio, II, 16). Citato in M. Foucault, Mal fare, dir vero (Torino, 2013, p. 169, n. 12.)

²La Historia Domus per gli anni 1930-32 (che precede immediatamente questa relazione), indica come indirizzo della nuova residenza Via Giulia 156 (civico inesistente). Secondo il catalogo della provincia romana  lo scolasticato occupava parte dell’edificio di via Giulia 163 (Palazzo Cisterna).

³ Oggi corrispondente al civico 69 di Via Corso Rinascimento.

Martín M. Morales

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