Il passato non abita qui


Maarten van Heemskerck (1498-1574)
Resti del Tempio di Serapide sul Quirinale. Maarten van Heemskerck (1498-1574)

L’Archivio storico della Pontificia Università Gregoriana è incastonato tra le rovine del Tempio di Serapide sul Quirinale. La rovina può essere vista con indifferenza, o come uno spazio da abitare, o piuttosto è possibile contemplarla con romantica venerazione o con malinconia paralizzante. Questi sguardi, tutti equivalenti, presuppongo diversi rapporti con la temporalità. Che l’archivio dell’Università Gregoriana sia finito accolto dall’abbraccio antico e madido di un vasto complesso archeologico non fa che raddoppiare il suo significato e permette di fare alcune considerazione sul suo destino.

Spesso gli archivi sono visti con uno sguardo ingenuo. Per esempio, sono considerati come “depositi di memoria”.  Talvolta questo luogo comune anticipa un crescente disinteresse, o una paradossale dimenticanza, da parte di coloro che dovrebbero destinare risorse o almeno dimostrare un interesse  concreto per salvare la “memoria” che dichiarano si trovi nei documenti.

Il passato, in quanto tale, è indisponibile. Le attualizzazioni del passato sono sempre operazioni che si realizzano a partire da un presente e si pensa possano essere al suo servizio. Si ricorda quello che si spera di raggiungere in un futuro, il ricordo è sempre carico di aspettative. Le complesse operazioni storiografiche che costruiscono il “passato” sono sempre ancorate ad un hic et nunc.

L’archivio è una selezione di selezioni.   È vero che l’archivio conserva, così come è altrettanto vero che scarta. L’archivio, come la rovina, è sempre frammentario.  Lo stesso succede con quei documenti che lo storico costituisce con il suo sguardo in fonti.  Il documento stesso per poter essere tale registra alcune cose e altre le tralascia. Quelli che vorranno vedere la verità nei documenti dovranno ammettere che si tratterà sempre, nel migliore dei casi, di briciole di “verità”. Il documento è sempre una testimonianza sincopata. Anche la fonte storica è spesso considerata con semplicioneria. In questo caso l’ingenuità sta nel credere che tra enunciato e percezione individuale vi sia una equivalenza ontologica e non un rapporto che mette soprattutto in gioco delle concezioni epistemologiche. Lo storico dovrebbe essere in grado di spiegare i processi che intercorrono tra la percezione e la sua eventuale comunicazione a meno che non voglia sostenere, candidamente, i postulati della storiografia antica e medievale che dichiaravano che la verità dipendesse dall’atto di aver visto. Se lo storico è figlio del proprio tempo non potrà che fare i conti con la sua modernità, pena diventare anacronistico con se stesso.

L’archivio, al di là del dato archeologico, si sforza di abitare nel presente. L’aver inaugurato la piattaforma GATE rappresenta la volontà di far passare queste antiche carte per una tecnologia che postula la collaborazione come istanza fondamentale per la costituzione dei saperi. L’APUG carica, come Enea sulle sue spalle, una porzione del passato e sente anche la responsabilità di garantire, come il mitico eroe della Troade per Ascanio, un futuro per questo patrimonio. Questa traditio si realizza sotto il segno della contingenza. Contingenza da rilevare nei documenti: i testimoni del passato videro ciò che potevano vedere e narrarono le cose così come potevano farlo. Contingenza nell’atto di leggere queste fonti nel presente osservando noi ciò che loro osservarono e da dove realizzarono le loro osservazioni. Questo non ci rende né migliori né più lucidi dei nostri antenati, nondimeno ci permette di considerare che la realtà non è una per tutti e per sempre ma si tratta sempre di una realtà osservata e che lungi dal consegnarci questa posizione all’impero del relativismo, ci ricorda la costrizione a selezionare.

5 risposte a "Il passato non abita qui"

  1. È una riflessione molto complessa e affascinante. Se spesso ci dimentichiamo di ricordare, ricordarsi di dimenticare ci fa cadere in un paradosso. D’altra parte qualsiasi ricordo, quando viene prodotto, è prodotto nel presente. Questo ricordo diventa operativo quando si combinano selezioni per ottenere informazioni. L’archivio vive nel presente per attualizzare il passato attraverso una perfomance combinatoria. L’arte della memoria è un’arte della combinazione. L’augurio è che GATE diventi un “motore di combinazioni”.

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