Un consiglio al Cardinale


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Il cardinale Francesco Maria Tarugi (1525-1608), della congregazione dell’Oratorio, in questa sua lettera consiglia al neo-creato cardinale Roberto Bellarmino, nonché parente suo, di “conservare lo spirito e conversatione umile acquistata nel chiostro”. La “conversatione” non si limitava all’esercizio di ciò che oggi intendiamo per “conversazione” ma si riferiva anche a un modo di relazionarsi con l’altro: “L’anno 1331 morirono in Firenze due buoni, e giusti uomini, e di santa vida, e conversatione. (Giovanni Villani, Cronica [1331]). Anche se la creazione cardinalizia può essere una jattura (perdimento) per lo studio e per la devozione può invece il cardinale, con un buon consiglio, fare meglio per sè e per gli altri “che non in molti anni nella retiratezza della vita religiosa”.

È stata providentia di Dio, e voluntà et authorità di N.ro S.re Papa Clemente VIII che lei sia hora Cardinale. Sempre V. S. Illustrissima s’è posto nel più basso luogo del convito, ma quello che fece l’invito, l’ha presa per la mano, e dettole: Amice, ascende superius. Io me ne rallegro con santa Chiesa, con sua Beatitudine, et col Sacro Collegio dell’Illustrissimi Signori Cardinali. Ma con lei, mirando a le sue sante occupationi, cosi dalli studii, come de la devotione, me ne condoglio, come san Gregorio piangeva la sua Racchelle et la sua picciola cella. I concistorii, le messe, le congregationi, le visite et revisite, li faranno far’ multa jattura di pretioso tempo; bisognerà esser’ servito da mercenarii, tener’ conto d’intrate, complir col mondo; et tante cose v’è in questo rovescio, che non se ne sta in capitale col dritto de la medaglia. Nondimeno in cotesti luoghi alti, in gravissimi negotii del governo de la Santa Chiesa universale, può con maturo et saggio consiglio un’ Cardinale, con una sola parola detta al suo tempo con spirito et prudentia, più giovare a se stesso et al bene publico, che non in molt’anni ne la retiratezza de la vita religiosa. Conserviamo in questo grado sublime lo spirito et conversatione umile acquistata nel chiostro; che piu resplenderà hora in cospetto dell’huomini come città posta sopra del monte; et il molto R.do P. Generale, et l’altri R.di PP. se bene piangono questa porta, hora aperta, nondimeno con l’occasione et col tempo, conosceranno ch’è stata vocatione de lo Spirito Santo, et N.ro Signore, spero, non li darà più causa di disgusti. Le sono servitore come sempre l’ho osservata et amata, et la prego mi comandi che non potrà farmi maggior’ gratia. Et bacio a V. S. Ill.ma la mano. Da Siena alli 6 di Marzo 1599.
Di V. S. Ill.ma et R.ma
Humil.mo Servitore
Il Card. di Siena

Questa lettera del card. Francesco Maria Tarugi a Roberto Bellarmino fa parte della collection Epistolae Bellarmini Cardinalis.

f2765315f4250227d46f0854ab4cfc5f Monumenta Bellarmini in GATE

4 risposte a "Un consiglio al Cardinale"

  1. Grazie Sempre interessante per non dire di più

    Franco Imoda SJ

    Il giorno lun 17 set 2018 alle ore 09:38 Archives of Pontifical Gregorian

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