Quando i gesuiti facevano teatro


Friget enim poësis sine teatro

[Ratio studiorum]

Andrea Pozzo, Perspectiva pictorum et architectorum, II, Fig. 47. Scenografia per le Quarant’ore nella Chiesa del Gesù di Roma (1695).

Il teatro dei Gesuiti raccolse l’eredità delle rappresentazioni sacre, ma anche del dramma classico, inserendosi nelle dinamiche del teatro barocco. I secoli del massimo splendore furono il XVI e il XVII, ma si mantenne vivo anche nei secoli successivi. Il repertorio è composto prevalentemente da tragedie latine, ma non mancano opere scritte nelle diverse lingue nazionali. Autori, e curatori della messinscena, erano quasi sempre i docenti di retorica; a recitare erano gli allievi. Lo stesso testo si rappresentava in più collegi e talvolta veniva modificato per l’occasione.
Nei collegi le recite ebbero un precedente nelle composizioni poetiche e oratorie, anche studentesche, nonché nei dialoghi, richiedenti una sorta di attitudine scenica, che erano parte integrante del programma didattico e formativo. Di questa tipologia che convivrà parallelamente alla produzione dei drammi veri e propri, l’APUG conserva esemplari miscellanei di orazioni, discorsi, intermezzi affidati ai maestri del Collegio Romano in occasione degli atti accademici, degli omaggi letterari o di saluto per gli ospiti illustri.

Dal convegno internazionale, tenutosi nel 1994, dal Centro studi sul teatro medioevale e rinascimentale (Roma-Anagni), si registra un rinnovato interesse verso questa tipologia di opere. Negli ultimi anni, infatti, diversi studiosi hanno consultato in APUG opere di retorica con particolare interesse alla produzione teatrale dei padri Francesco Benci, Famiano Strada, Stefano Tuccio e Bernardino Stefonio. Da settembre 2020 è stato avviato il CENSIMENTO riguardanti diverse tipologie di rappresentazioni teatrali nei fondi antichi dell’archivio storico.

Da quelle scarne descrizioni, dove talvolta le opere sono state liquidate come “drammi senza importanza” (Cfr. scheda del Catalogo topografico di APUG 1293) emerge uno spostamento dell’interesse verso queste tematiche che non sono più oggi definite “senza importanza”. Questo slittamento dell’interesse lo si può riscontrare anche nel caso di interi fondi. Ad esempio, alla fine dell’Ottocento quando gli stessi documenti che noi oggi valorizziamo furono definiti inconcludenti. Come conseguenza del ritrovamento della sala dei manoscritti al Collegio Romano, divenuta sede della nascente Biblioteca Nazionale di Roma, il suo primo bibliotecario, Bartolomeo Podestà, redasse (21 dicembre 1877) la sua scoperta in questi termini:

Tuttochè molti degli oggetti siano a ritenersi, come abbiamo veduto, pregevolissimi, altri ve ne sono che non si potrebbe spiegare perché fossero nascosti, se non forse per la fretta o per turbamento d’animo con cui fu condotta l’operazione. A mo’ d’esempio furono sottratti alcuni volumi dalla collezione degli Aldi, lasciandovi poi al posto altri di minor importanza; non si pensò a nascondere volumi e opuscoli di un valore incontestabile bibliografico, quando si fece di manoscritti e di carte inconcludenti.

https://archiviopug.org/about/

È probabile che tali valutazioni abbiano causato una scarsa conservazione, la dispersione o lo scarto dei documenti. Meriterebbe una ricerca a sè l’analisi di questa discontinuità valutativa all’interno e all’esterno dell’istituzione gesuitica.
Per aiutare la ricerca intorno a queste questioni, è in corso di realizzazione una BIBLIOGRAFIA RAGIONATA per rilevare le modalità di trasmissione delle fonti, la cronistoria delle pubblicazioni, l’utilizzo di fonti inedite ed, infine, le novità dei punti di vista nella costituzione di temi e contributi.

L’APUG propone possibili linee di ricerca a partire dal patrimonio conservato nei suoi fondi.

  • Osservazione della conflittualità generatasi intorno alla produzione drammaturgica all’interno e all’esterno della Compagnia di Gesù. Analisi degli eventuali tratti evolutivi nella produzione teatrale gesuitica. Cambiamenti nella normativa riguardo la rappresentazione teatrale.[5]
  • La pratica del teatro gesuitico dentro e fuori i Collegi. Dal manoscritto alla stampa: analisi della produzione e circolazione editoriale di opere teatrali. Confronto tra opere teatrali e altre forme discorsive (orazioni, dialoghi …).
  • Analisi del possibile rapporto tra la ars oratoria e la produzione drammaturgica dei gesuiti. Considerare l’eventuale relazione tra fonti della “spiritualità ignaziana” e la produzione teatrale.


Nel caso in cui si voglia partecipare, singolarmente o con il proprio ente di ricerca, si prega di sottoporre a valutazione il proprio progetto compilando il form.

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