Dal buio dell’archivio


Ho cercato, nel corpo delle Sante Scritture, ciò che meritava di essere meditato ed esplicato nel modo migliore. Scelsi il libro dei salmi che gli ecclesiastici leggono tutti i giorni ma sono pocchi quelli che capiscono.

[S. Roberto Bellarmino, Explanatio in psalmos]

Nel contesto della canonizzazione di San Roberto Bellarmino e della sua posteriore dichiarazione come dottore della Chiesa (1930-1931), la Compagnia di Gesù si impegnò in una serie di ricerche. Una di queste iniziative fu la fondazione di una collana intitolata: Societatis Iesu selecti scriptores. Molte di queste pubblicazioni testimoniano un rapporto tra l’istituzione gesuitica e i suoi archivi che muterà nel tempo fino a sciogliersi. Il corpo gesuitico è presentato nelle Costituzioni dell’Ordine (Parte VIII) come un corpo “esparcido”. Il vocabolario della lingua spagnola di Covarrubias (secolo XVII) registra il significato, oggi desueto, di “dividirse de la unión y compañía”.

Tra i diversi mezzi che le Costituzioni prevedono per mantenere la unione dei dispersi si trova la scrittura. Il passaggio di una Compagnia dell’oralità a un’altra della scrittura implicherà una crescente complessità. In questo contesto, per la Compagnia l’archivio appariva come l’opportunità per affrontare sia la spaccatura che aveva prodotto la soppressione (S. XVIII) nell’immaginario identitario, che la diaspora durante la restaurazione del XIX secolo. L’archivio era visto come una riserva di scrittura per assicurare ridondanza innanzi alla variazione di temi in ambito teologico, a sua volta irritati da questioni scientifiche e politiche. La Civiltà Cattolica con motivo dell’apparizione del primo numero affermava che:


[…] la collezione promette di riuscire importante e anche grandiosa: tanta è la copia dei selecti che dovranno necessariamente prendervi parte. […] Se ne avrà un duplice vantaggio non trascurabile: opere ormai divenute rare saranno rese accessibili; verranno la prima volta alla luce opere di merito, rimaste tuttavia inedite negli archivi.

La Civiltà Cattolica 1934, vol 1


L’intenzione era tirar fuori dal buio dell’archivio “opere di merito”. Malgrado l’augurio della Civiltà Cattolica, la vita della collana non fu lunga, appena una ventina d’anni. L’ultimo volume apparve nel 1953. La nascita di questa serie s’inserisce nel vasto movimento storiografico iniziato da padre Luis Martín SJ, superiore generale dei gesuiti (1892-1906), il quale riteneva che l’edizione delle fonti fosse un “mezzo eccellente per iniettare nella Compagnia lo spirito gigante del suo fondatore”. Di fatto, questa collana nacque all’ombra del frondoso albero dei Monumenta Historica Societatis Iesu. Questo paradigma si mantenne durante i governi del suo successore, P. Franz Xaver Wernz (1906-1914), e durante Il lungo generalato del P. Włodzimierz Ledóchowski SJ (1915-1942). Dalla metà del secolo scorso si assisterà al tramonto di questa convinzione e al sorgere di altri modi per costruire l’identità istituzionale.


La serie di Scriptores selecti si inaugurò con l’edizione critica della Explanatio in psalmos di S. Roberto Bellarmino realizzata secondo partire l’esemplare autografo dell’APUG 382/383, confrontandolo con le pubblicazioni a stampa a partir delle edizioni del 1611. Il responsabile di questo monumentale lavoro fu il padre gesuita Romualdo Galdós Baertel (1885-1953). Il padre Galdós aveva fatto un triennio di studi al Pontificio Istituto Biblico (Roma) e anni dopo (1928) ricevette il suo dottorato dalla Pontificia Commissione Biblica. Durante cinque anni il suo insegnamento si divise tra lo scolasticato di Oña (Spagna) e l’Università Gregoriana (1932-1937).

La pubblicazione del P. Galdós, e posteriormente l’edizione di P. Sebastiaan Tromp SJ dell’Opera oratoria postuma di S. Roberto Bellarmino (1942-1969), undici volumi apparsi nella stessa collana, furono le ultime edizioni critiche realizzate con documenti dell’archivio della Pontificia Università Gregoriana. Intorno a questi anni, il patrimonio archivistico restò avulso dall’attività di ricerca dell’Università. La preoccupazioni del Bellarmino di spiegare nel modo migliore agli ecclesiastici i salmi che leggono tutti i giorni, fu ricevuta, in tutt’altro contesto, da P. Galdós. La edizioni di queste fonti, in pochi anni passarono dal buio dell’archivio al buio delle biblioteche.


L’archivio si colloca nel crocevia tra ripetizione e novità. I manoscritti della Explanatio in Psalmos, così come altri documenti di Roberto Bellarmino sono sempre in attesa di imprevedibili rivisitazioni.

3 risposte a "Dal buio dell’archivio"

  1. Grazie, caro Martin, per questa interessantissima indicazione sul ruolo postumo dil Bellarmino nella vita del APUG. Non cognoscevo il P. Galdos…
    Tutto questo mi sembra come una promessa per nuovi lavori !
    Grazie ancora !
    PAF

  2. Gentile P. Morales. Molto interessante questo articolo come sempre. Spero che possiamo vederci più tarde nell’anno, ma al momento ho problemi nella famiglia. Buon anno e tanti auguri, Maria

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