
Dimonstrava essere officio del mercatante e d’ogni mestiere, quale abbia a tramare con più persone, sempre scrivere ogni cosa, ogni contratto, ogni entrata e uscita fuori di bottega, e così spesso tutto rivedendo quasi sempre avere la penna in mano. E quanto a me questo precetto pare troppo utilissimo, imperoché, se tu indugi d’oggi in domane, le cose t’invecchiano pelle mani, vengonsi dimenticando, e così il fattore piglia argomento e stagione di diventare o vizioso, o come il padrone suo negligente.
Leon Battista Alberti, I Libri della famiglia (1433-1440).
I libri di ricordanze scandiscono il loro ritmo con brevi paragrafi che spesso iniziano con: Richordo che… o Richordanza di chome al dì ventisette di agosto… Sette anni fa abbiamo inaugurato il nostro libro di ricordanze. Questi ricordi sono una selezione di alcune cose per consegnarne altre all’oblio. Ricordare è anche un modo per ringraziare i nostri benefattori che ci hanno sostenuto, i ricercatori che con il loro lavoro costante e nascosto ci hanno aiutato a valorizzare il patrimonio comune, le restauratrici che con mani salde e menti lucide ci hanno permesso di tramandare l’eredità ricevuta.
La retorica che costruisce la nozione di archivio associa questo alla memoria. Si recita come una antifona incontrovertibile che l’archivio è un deposito di memoria. Molto più difficile e complesso pensare invece ciò che questa visione lascia nell’ombra: l’oblio. Non c’è archivio, istituzione o individuo che non si serva della funzione selettiva della memoria per così dimenticare una quantità enorme di dati, stimoli ed esperienze, molti di più di quanto non immagazzini, per poter così acquisirne altri. Quando si pone sul tavolo la questione dell’identità, organizzazioni e individui sottolineano una serie di caratteristiche che dichiarano costitutive per mandarne alle profondità del fiume Lete tante altre. Parafrasando i versetti del vangelo di Matteo 13, 44-52, ciò che lo scriba tira fuori dal suo tesoro non emerge mai allo stesso modo. Ciò che si fa emergere dal cosiddetto “deposito di memoria”, quello che si ricorda lo si rammemora sempre in un presente diverso. Così fa il mercatante che registra le sue operazioni e anche lo storico con la sua narrazione. La scrittura della storia non è altro che una riattualizzazione del passato.
Per quest’anno, le Ricordanze 2025-2026 inaugurano una nuova veste grafica del sito web dell’Archivio storico.
Giornate di studio e mostre
L’anno accademico 2025-2026 è stato per l’Archivio storico estremamente ricco di occasioni volte alla disseminazione scientifica e culturale: ben sei sono stati gli eventi organizzati, tra cui mostre, giornate di studio, seminari e convegni.
Giornata di incontro con la GUF, Gregorian University Foundation

Il 13 ottobre 2025 l’Archivio storico ha accolto i membri della Gregorian University Foundation in una visita alla Pontificia Università Gregoriana, dando conto delle proprie attività e iniziative.
Mondi in tasca
Il 26 novembre hanno avuto luogo un seminario e una mostra per riportare alla luce alcuni particolari manoscritti di spiritualità conservati presso l’Archivio storico. Le piccole dimensioni di questi codici indicano un uso strettamente personale, in cui si registravano brani di autori medievali, meditazioni ed esercitazioni spirituali, disegni devozionali e, talvolta, opere a stampa.
Questa tipologia di libri, nata a metà del XVI secolo, scomparirà circa una cinquantina d’anni dopo. Durante il generalato di P. Everardo Mercuriano (1572-1580) si comincerà a regolare la lectio spiritualis e altre pratiche devozionali. Sotto il governo di P. Claudio Acquaviva (1581-1615), e grazie a un uso cospicuo della stampa, verranno alla luce una serie di testi — regole, istruzioni e lettere dei generali — finalizzati a costituire un corpus comune e omogeneo per tutta la Compagnia, funzionale a quella che venne denominata la administratio spiritualis.
La sezione Varia Spiritualia, all’interno della piattaforma GATE, documenta gli sviluppi della ricerca su questa tipologia di codici.


Più a nord di ogni altare



Il 10 aprile, un percorso espositivo ha delineato un ritratto della produzione documentale di Giuseppe Gianfranceschi — rettore della Pontificia Università Gregoriana, fisico sperimentale e cappellano della spedizione polare italiana del 1928. Il materiale d’archivio esposto — corrispondenza, appunti scientifici, fotografie, diari, oggi consultabile grazie alla piattaforma GATE (Fondo Gianfranceschi) — restituisce l’immagine di uno studioso capace di coniugare rigore accademico e dedizione pastorale.
Il fulcro della mostra è la spedizione condotta da Umberto Nobile con il dirigibile Italia: le testimonianze esposte ne documentano la risonanza, nazionale e internazionale, e mettono a fuoco il ruolo svolto da P. Gianfranceschi al suo interno. I documenti, restituiti così alla consultazione, ne rivelano la ricchezza del contributo — la preparazione scientifica, la presenza accanto all’equipaggio nei momenti critici, e la sensibilità con cui seppe interpretare il ruolo della Chiesa nella stagione esplorativa del primo Novecento.
Un archivio per la modernità. Esperienze e prospettive

J. M. W. Turner Rain, Steam and Speed
L’8 maggio è stata organizzata la seconda edizione della giornata di restituzione dei progetti-tirocinio ospitati dall’Archivio storico. Gli studenti della Facoltà di Storia dell’Università la Sapienza di Roma, coordinati dalla Prof.ssa Elena Valeri, hanno presentato i risultati del loro lavoro sui fondi conservati dall’Archivio; a seguire, nuovi progetti e linee di ricerca sono stati proposti agli studenti che hanno partecipato alla giornata di studio.
Giustizia, verità e pace in un mondo diviso
Il 20 maggio l’Archivio storico ha organizzato una giornata di studio con il Prof. Gustavo Zagrebelsky e il Card. Matteo Maria Zuppi per riflettere e dialogare sulla fragilità del nostro tempo e sulla complessa metamorfosi di tre concetti cardine del vivere civile: verità, giustizia e pace. L’incontro è stato accompagnato da un’esposizione documentaria allestita per l’occasione. Sono stati esposti due preziosi testimoni provenienti dal fondo di San Roberto Bellarmino: il codice autografo del suo commento al Salmo 84 (85) — dove “giustizia e pace si baceranno” — e un volume delle sue Controversie. Questi documenti, nati in un’Europa già lacerata dalle divisioni confessionali, ci interrogano oggi su cosa significhi realmente il “ritorno del passato” e come la memoria storica possa essere riusata, talvolta per sacralizzare la violenza, talvolta per costruire nuovi sentieri di dialogo. Attraverso il confronto tra la pace come “ordine cristiano” del Medioevo, la pace legata al diritto della modernità statale e l’incertezza della società contemporanea, l’evento ha esplorato una nuova dimensione della responsabilità. In un mondo che non dispone più di un centro egemonico capace di ricomporre i conflitti, la pace non può essere il ritorno a un’unità perduta o un silenzio imposto, ma deve diventare l’arte difficile della convivenza tra le differenze.
GATE
Fondo Leiber – Progetto di valorizzazione della corrispondenza
Nel quadro dell’accordo stipulato nel 2025, l’Archivio Storico della Pontificia Università Gregoriana, in stretta collaborazione con il United States Holocaust Memorial Museum di Washington e lo Yad Vashem di Gerusalemme, ha avviato un imponente progetto di valorizzazione del Fondo Robert Leiber volto a favorire la ricerca sul contesto storico dell’Olocausto. Il progetto ha visto una prima fase cruciale incentrata sulla corrispondenza ordinata dallo stesso Leiber, ora integralmente digitalizzata in alta risoluzione dall’Archivio storico per preservare le carte e superare i limiti della consultazione fisica. Per trasformare questo immenso patrimonio in un ecosistema di ricerca globale, i documenti sono stati inseriti all’interno del portale GATE, dove le lettere digitalizzate vengono progressivamente corredate da metadati analitici, abstract in lingua inglese e da un innovativo sistema di annotazione semantica che interconnette nomi, luoghi, opere e concetti chiave. Questo sforzo congiunto, supportato dai partner internazionali, non solo garantisce la salvaguardia fisica dei manoscritti, ma rende l’epistolario una risorsa aperta e interattiva, già integrata in percorsi didattici universitari e destinata a connettere la memoria documentaria gesuitica con i grandi network della ricerca storiografica mondiale. È possibile seguire il progetto nella piattaforma GATE, nella sezione Robert Leiber.

Formazione
Nel corso dell’anno accademico 2025-2026, l’Archivio storico della Gregoriana ha accolto quindici studenti tirocinanti dalle facoltà di Storia e la facoltà di Lingue orientali dell’Università “La Sapienza” di Roma, dalla Scuola Vaticana di Archivistica e dall’Università statunitense Notre Dame.
I progetti svolti sono stati:
- Catalogazione della corrispondenza del gesuita Pasquale D’Elia;
- Studio e valorizzazione del fondo Concilio di Trento;
- Catalogazione del fondo personale del gesuita Pierre Blet;
- Studio e valorizzazione del fondo Conclavi;
- Analisi e approfondimento del Memoriale del gesuita Pierre Favre.
Laboratorio di diagnostica e restauro del manoscritto

I tre volumi manoscritti degli Annali del Seminario Romano conservati presso l’Archivio Storico della Pontificia Università Gregoriana, e presenti nella piattaforma GATE, constano di circa 3000 pagine e contengono la storia di questo istituto affidato alla Compagnia di Gesù, dall’anno del decreto tridentino nel 1563 fino al 1647.
Vi si trovano informazioni sulle famiglie nobili romane e non solo, sulle consuetudini all’interno del seminario (dalle regole per l’ingresso al menù del refettorio) e sugli insegnamenti impartiti. Questa fonte è preziosissima anche per ricostruire la storia sociale della Roma del Seicento. In quest’opera è possibile seguire l’evoluzione di diversi temi: l’inclusione sociale, il sistema pedagogico e disciplinare, nonché le abitudini della vita quotidia
Nell’ambito di un progetto finanziato dalla Fondazione Roma, l’Archivio storico ha intrapreso la diagnostica e il restauro di questi imponenti volumi.
Ringranziamento
Ancora quest’anno molti amici ci hanno accompagnato. Alcuni ci hanno donato il proprio tempo, permettendo a diversi progetti di continuare a crescere e ad altri di nascere; altri hanno finanziato operazioni di restauro, affinché alcuni codici possano attraversare il tempo e diventare occasione di ricerca.
A tutti coloro che ci hanno sostenuto in passato e a quanti ci accompagnano nel presente, va la nostra gratitudine.










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