
Robert Leiber nasce il 10 aprile 1887 a Oberhomberg, presso Überlingen, quinto figlio di un maestro elementare. Entra nel noviziato gesuita di Magonza nel 1906; studia filosofia a Valkenburg, poi teologia, con una parentesi decisiva a Copenaghen, dove segue le lezioni di Kristian Erslev, tra i fondatori della critica delle fonti scandinava. È una formazione che spiega, a distanza di anni, un dettaglio biografico altrimenti curioso: perché Leiber, dopo la guerra, avrebbe insegnato metodologia storica, prima a Valkenburg e poi alla Gregoriana.
Nel 1914–1915 studia teologia per un anno a Valkenburg, prima di essere assegnato al Kriegslazarett 51, un ospedale militare mobile tedesco che seguiva il fronte. Fino all’ottobre 1916 presta servizio a Jarosław, in Galizia, a Wołkowysk e Novogrudok, nella Polonia settentrionale, a Kevevára, nell’Ungheria meridionale, a Kumanovo, in Serbia, e infine a Piennes, in Francia, alle spalle di Fort Vaux, presso Verdun. Nell’ottobre 1916 viene congedato e rientra a Valkenburg per motivi di salute. Qui, il 12 agosto 1917, viene ordinato sacerdote. Successivamente proseguì la propria formazione con studi privati a Valkenburg e presso l’Università di Berlino, dove ebbe come maestri tre dei più eminenti storici tedeschi dell’epoca: Michael Tangl, medievista e diplomatista; Dietrich Schäfer, specialista della storia medievale tedesca e scandinava; e Friedrich Meinecke, considerato probabilmente il più importante storico tedesco del pensiero politico e della storiografia della prima metà del XX secolo.
L’incontro con Eugenio Pacelli risale al 1924: Leiber, allora collaboratore di Ludwig von Pastor per la storia dei papi, viene incaricato dal nunzio Pacelli di reperire documenti per le trattative concordatarie. Da qui inizia una collaborazione ma ininterrotta — a Berlino, poi a Roma — che dura oltre quattro decenni, attraverso la nomina di Pacelli a Segretario di Stato (1930) e la sua elezione al soglio pontificio (1939). Leiber non ricopre mai una carica curiale formale; il suo nome non compare nell’Annuario Pontificio. Vive alla Gregoriana dal 1930 al 1959, insegnando metodologia storica, e ogni giorno si reca in Vaticano. Documenti pubblicati nel 1966 attestano il suo ruolo nella redazione delle lettere di Pio XII ai vescovi tedeschi e come tramite tra la resistenza tedesca e il papa — un canale che permise di avvertire Belgio, Olanda e Lussemburgo dell’imminente invasione tedesca con una settimana di anticipo. Muore a Roma il 18 febbraio 1967.
Le carte
La documentazione riconducibile a Robert Leiber è attualmente raccolta in venti faldoni: i faldoni 1–19 raccolgono la corrispondenza i faldoni 12–20, ancora largamente inesplorati, raccolgono il resto del materiale — appunti per le lezioni, bozze di articoli e conferenze, annotazioni bibliografiche, ritagli di giornale ed estratti di rivista. Molti di questi documenti recano annotazioni manoscritte aggiunte in momenti successivi: segno che si tratta di un archivio di lavoro, sottoposto a interventi continui nel tempo, e non di una raccolta chiusa fin dall’origine. L’arco cronologico va dai primi anni Venti alla morte di Leiber. Sarà necessaria un’indagine approfondita per ricostruire la storia delle carte, accertando quando, da chi e secondo quali criteri esse abbiano assunto l’attuale configurazione.
La documentazione pone un problema di metodo: leggere l’archivio non come deposito di intenzioni, ma come rete di comunicazioni. In questa prospettiva, le carte Leiber rendono osservabili le operazioni attraverso cui una memoria istituzionale viene costruita, stabilizzata e riformulata nel tempo.
Il progetto con lo United States Holocaust Memorial Museum e Yad Vashem
Nel 2025 è stato avviato, in collaborazione con lo United States Holocaust Memorial Museum di Washington e lo Yad Vashem di Gerusalemme, che finanziano il progetto, un’iniziativa di restauro, digitalizzazione integrale e attribuzioni di metadati della corrispondenza, articolata in 732 cartelle ordinate alfabeticamente, per 3.500 documenti e 14.982 pagine.
Il progetto consta di quattro fasi:
- Restauro e conservazione (novembre 2025 – maggio 2026): completato. I documenti sono stati sottoposti a pulitura a secco, rimozione di graffette e nastri adesivi, riparazione di lacerazioni, integrazione delle lacune; le scatole in materiale plastico che contenevano la corrispondenza sono state sostituite con scatole di cartone acid-free. Tutti gli interventi sono stati realizzati nel laboratorio interno dell’APUG.
- Digitalizzazione (aprile–giugno 2026): completata. Le immagini sono state acquisite in formato TIFF e PDF. Il lavoro è stato realizzato nel laboratorio fotografico interno.
- Metadatazione e annotazione semantica (dall’aprile 2026): in corso. Oggi parzialmente visibile e consultabile attraverso gli indici delle cartelle e dei nomi sulla piattaforma GATE.
- Trascrizione e annotazione: ancora da avviare. Prevede la trascrizione integrale dei documenti e l’apertura della piattaforma collaborativa a ricercatori autorizzati.
È possibile seguire l’avanzamento del progetto nella pagina dedicata.


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