Archives of Pontifical Gregorian University
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Le lettere di Athanasius Kircher non sono Athanasius Kircher, furono scritte da lui e sono queste che conserviamo in archivio, e non è poco. Nel Museo kircheriano sono inoltre contenuti dodici tomi in folio di lettere indirizzate a lui, raccolte anno per anno da quarant’anni, che non solo pontefici, imperatori, cardinali e principi dell’Impero, ma anche… Continua a leggere

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L’ alternanza scuola-lavoro (ASL)  intende fornire ai giovani, oltre alle conoscenze di base, quelle competenze necessarie a inserirsi nel mercato del lavoro, alternando le ore di studio a ore di formazione in aula e ore trascorse all’interno di un ente, per garantire loro esperienza “sul campo” e superare il gap “formativo” tra mondo del lavoro e… Continua a leggere

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Il 6 novembre del 1930 fu inaugurata la nuova sede della Pontificia Università Gregoriana, sotto il rettorato del P.  Giuseppe Gianfranceschi (1875-1934) e alla presenza del Cardinale Gaetano Bisleti, allora Prefetto della Congregazione per l’Educazione Cattolica. Discorso inaugurale del Rettore Magnifico R.P. Giuseppe Gianfranceschi SJ: “La demolizione delle case che occupavano l’area su cui sorge l’odierno… Continua a leggere

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Dicono di noi

Testimonianze dei ricercatori

I am very grateful for the kind help I received from the staff of the historical archives in my research. Recently it is published The Voynich manuscript by Yale University Press (2016). It includes my contribution about the history of the Voynich MS, which was once part of the Library of the Collegium Romanum. It includes illustrations from letters now in the Fondo Kircheriano.

I have consulted this series of manuscripts (APUG, mss. 976-985) at the Archive of the Pontifical Gregorian University with the aim of retrieving first hand information about politics and society in Rome on the verge of the Eighteenth century. These chronicles closely resemble the model of gazette or journal then available across Europe. Despite this analogy though, these manuscripts appear to be the work of a well trained chancellery, either pertaining to powerful players at the Roman Court (cardinals, aristocrats) or to the embassies of foreign countries based in Rome; in fact, a substantial part of the Diari focuses on Rome alone and the facts detailed are not always designed to reach the eye of the general public. However, some of the news covered thereby may well be regarded as a primary source for the journals of the time, possibly through diplomatic networks. A fascinating and inspiring reading of which I am deeply indebted to Father Martín María Morales, Dr. Irene Pedretti and Dr. Cristina Berna who have made it possible for me to access and consult such a conspicuous and ponderous documentation in a relatively brief span of time.

Oh! Quanto grandi sono i meriti delle carte e della storia! (M.Ricci, Prefazione al Mappamondo del 1602)

Con queste parole Matteo Ricci introduce la terza edizione del suo Mappamondo, figlio della smania di conoscenza dei dotti cinesi e del desiderio di conversione dei Gesuiti.
Padre D’Elia, nella sua opera Il Mappamondo di Matteo Ricci, ci illustra la vita, l’apprendimento e le azioni di Ricci in Asia, analizzandone i pensieri e gli obbiettivi, che, da una parte, avrebbero dovuto cambiare la Cina, ma che, dall’altra, hanno cambiato lui. Basandosi su trenta tavole, estratte dalla Mappa di Pechino risalente al 1602 e conservata in Vaticano, D’Elia traduce e spiega con attenzione i dettagli e scioglie i segreti della carta stessa, comparandone le edizioni conosciute ed elencando le loro rispettive.

I cannot thank Fr. Martin Morales, s.j., Dssa. Cristina Berna and the other staff members of the Archivio enough for their continuing help on what has been a very slow process.  They are extremely professional, knowledgeable and helpful. Like many of the lay people who come to study or research at the Gregoriana.  I have to be self-funding and have to work around family commitments. Since I have now left the University of Westminster, London, where I was a Senior Lecturer in Media Theory, and now only work part-time, this is difficult sometimes – but the time that I do manage to spend in the Archivio is both well worthwhile and mentally stimulating. I just wish I could spend longer periods there.

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L' Archivio conserva documenti dal XVI al XX secolo. Visita la pagina Cataloghi per conoscere quali strumenti di ricerca sono disponibili.

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