Robert Leiber (1887-1967), gesuita tedesco, insegnò metodologia storica alla Gregoriana e dal 1924 lavorò al servizio di Eugenio Pacelli, prima come nunzio in Germania, poi come Segretario di Stato e infine come papa Pio XII, pur senza mai ricoprire un incarico formale in Vaticano. Le sue carte documentano da vicino uno dei pontificati più discussi del Novecento e uno dei momenti più difficili della storia europea, gli anni del nazismo e della Seconda guerra mondiale, ma anche il dopoguerra: i rapporti della Santa Sede con la Germania e le azioni intraprese dalla Chiesa negli anni successivi al conflitto.
Il Fondo Leiber, conservato nell’Archivio Storico della Pontificia Università Gregoriana, è consultabile in forma digitale sulla piattaforma GATE. Lo schema mostra come è organizzato l’accesso al materiale e quali percorsi può seguire chi vi fa ricerca. Ogni riquadro è cliccabile e apre la pagina corrispondente.
Le carte del fondo sono state oggetto di interventi di conservazione preventiva nel laboratorio dell’Archivio, condizionate in scatole conservative e poi digitalizzate: si tratta di circa 7.500 pagine di documenti, ora consultabili in immagine sulla piattaforma. Un’immagine digitale, però, rende visibile il documento ma non dice chi lo ha scritto, a chi, quando e di che cosa tratta. Tra le sfide del progetto c’è quindi quella di produrre informazione: descrivere ogni documento e collegarlo alle persone e alle istituzioni che vi compaiono. Questo lavoro è appena cominciato, e per questo solo una parte delle cartelle e dei nomi è già catalogata.

Si entra nel fondo dalla pagina principale della collezione oppure dalla ricerca per parole chiave. Entrambe conducono alla categoria Robert Leiber Collection, che raccoglie tutte le sezioni del fondo e le divide in due gruppi. In GATE una categoria (category) funziona come un’etichetta: ogni pagina può riceverne una o più, e la pagina della categoria raccoglie automaticamente l’elenco di tutte le pagine che portano quell’etichetta. Le categorie possono a loro volta contenerne altre, come cartelle dentro una cartella.
Il primo gruppo comprende le unità archivistiche (folders), cioè le cartelle. Le cartelle rispettano l’ordinamento con cui il fondo è giunto fino a noi: ognuna è un dossier dedicato a una persona e riunisce i documenti che la riguardano. Seguire questo percorso significa leggere il materiale secondo l’organizzazione che gli è stata data in origine. Ogni cartella ha una pagina descrittiva con i metadati dei documenti che contiene e i collegamenti alle immagini digitali degli originali.
Il secondo gruppo comprende le entità menzionate nei documenti: persone, gesuiti, militari della Germania nazista, istituzioni e organizzazioni, oltre ai nomi non ancora identificati. Ogni persona ha una scheda con le informazioni biografiche essenziali e con l’elenco, generato automaticamente, delle cartelle e dei documenti in cui compare. Questo percorso permette quindi di attraversare il fondo a partire da una persona o da un’istituzione, indipendentemente dalla cartella in cui i documenti sono conservati.
I due percorsi sono collegati dalle annotazioni semantiche. Annotare semanticamente un documento significa segnare i nomi che vi compaiono e indicare a quale persona o istituzione si riferiscono: un cognome citato in un documento, per esempio, viene collegato alla scheda della persona corrispondente, distinguendola da eventuali omonimi. In questo modo il nome non è più solo una parola nel testo ma un riferimento preciso, che la piattaforma può riconoscere. Per questo da una cartella si può passare alle persone citate nei suoi documenti e, viceversa, da una persona a tutte le cartelle in cui è menzionata.
Il riquadro tratteggiato indica l’ultima fase del progetto, non ancora avviata: la trascrizione completa dei documenti, a cui i ricercatori autorizzati potranno contribuire con commenti e annotazioni. Poiché l’inserimento dei dati è appena cominciato, i numeri indicati nello schema descrivono lo stato del catalogo al momento della pubblicazione. Gli sviluppi del lavoro si possono seguire nella pagina dedicata al progetto su GATE.


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