“W” come “Wetter”: il Sacro Cuore di Maria contro il comunismo


Focus on: The Leiber Fund

The Leiber Fund

Church and religion orientate their legal relationship with the state from the task they perform within society […] (R. Leiber)

Robert Leiber SJ was advisor to Eugenio Pacelli while he was Nuncio in Munich and in Berlin. He continued advising Pacelli, who was then Cardinal Secretary of State. After Pacelli was elected to the papacy as Pope Pius XII, Leiber helped and advised him until the Pope’s death.

ROBERT LEIBER COLLECTION

The Leiber Fund consists of 14 folders of correspondence containing over 3000 letters and 10 folders with lecture notes, drafts for articles or lectures, bibliographical notes, newspaper cuttings and journal extracts.

Non è raro imbattersi in punti di collegamento fra i diversi fondi d’archivio. In questo caso, dalla cartella “W” dell’epistolario Leiber (faldone 10-A) emerge non solo un legame con il Fondo Wetter – di cui diremo fra poco –, ma un episodio specifico nella storia dell’anticomunismo cattolico.

“Alcuni giorni fa ero in congregazione con il Card. Tisserant: gli ho chiesto se, data l’incertezza dell’attuale situazione politica, non fosse il caso di preparare l’evacuazione o lo spostamento del nostro collegio. Nessuno può dire se verrà la guerra oppure no. E in caso di invasione russa o di rivolta comunista, è evidente che il primo obiettivo ecclesiastico sarebbe il Russicum”. Così Gustav Wetter, allora rettore del Collegium Russicum, a Robert Leiber. La lettera, scritta in tedesco, è datata 29 luglio del 1950. Il conflitto in Corea era scoppiato un mese prima. La richiesta di un’udienza con il Papa, che Wetter chiedeva per Tisserant,  non fu accolta (nella lettera successiva Wetter insiste ancora). La duplice mediazione di Wetter e Leiber, il quale non fu mai, ufficialmente, segretario di Pacelli, è di per sé significativa. In ogni caso, è certo che il dialogo proseguì a distanza: un’altra lettera, stavolta del 5 febbraio 1951, allude a un “memorandum” stilato da Wetter per il pontefice (il suo ‘contatto’ è ancora una volta Leiber) e a una conversazione – senz’altro epistolare, come indica l’uso del latino – avuta con il Padre Generale Janssens: “opportunum mihi non videtur – gli rispose quest’ultimo – ut Collegium ab Urbe nunc transferretur, id quod mirationem et perturbationes, etiam omnibus cautelis adhibitis, excitare possit”. Insomma, meglio non agitarsi troppo. 

Wetter non si diede pace. Le lettere e gli appunti – ci spostiamo, ora, dal Fondo Leiber a quello Wetter – testimoniano di un’attività febbrile, che lo stesso direttore del Russicum descrive con accenti millenaristici. Egli parla ora della propria “crociata” e dei mezzi “soprannaturali” di cui intende servirsi (lo fa, in particolare, nelle lettere con i corrispondenti russi, che abbiamo potuto consultare grazie all’assistenza linguistica di Mikhail Velizhev). Forse le preoccupazioni pratiche sul Collegio erano, fin dall’inizio, poco più che un pretesto. Consacrare la Russia al Sacro Cuore di Maria è l’unico modo – lo sosteneva fra gli altri Nicholas Gruner, propugnatore di una controversa interpretazione (condivisa da Wetter) del terzo segreto di Fatima – per evitare la fine del cattolicesimo e lo scoppio di una nuova, terribile guerra. Il precipitare della situazione in Corea convinse Wetter che i tempi erano maturi. Incoraggiato dalla proclamazione del dogma dell’Assunzione, a settembre il direttore del Russicum inoltrò una petizione – la lettera, che raccoglieva le firme di diversi cattolici russi, fu recapitata al Pontefice da padre Guglielmo Hentrich (ancora un gesuita) – che pregava il Papa di consacrare la Russia al cuore di Maria. Un anno dopo, una delegazione del collegio guidata dallo stesso Wetter si recava in pellegrinaggio a Fatima. 

Furono recitate preghiere nel rito orientale e al direttore venne concesso un colloquio nei pressi di Coimbra con suor Lucia, ultima testimone vivente delle apparizioni. Wetter ebbe modo di conoscere anche John Haffert, americano fondatore della Blue Army, un’organizzazione cattolica specificamente legata alla diffusione del messaggio di Fatima. Quello stesso anno, come racconta Constantin Simon S.J., Haffert era riuscito a introdurre clandestinamente a Mosca – azione di guerriglia soprannaturale, per così dire, e condotta dietro le linee nemiche! – una statuetta della Madonna di Fatima. Simili iniziative, evidentemente, non avevano alcuna funzione ‘mediatrice’; non servivano pace e “dialogo” (un termine che acquista centralità solo dopo il Concilio Vaticano II): nel pieno della Guerra fredda, la Chiesa cattolica – di questo Wetter era convinto – poteva affidarsi a un arsenale bellico di tipo spirituale. Gli sforzi diplomatici, ufficiali e informali, con cui il direttore del Russicum cercò di ottenere una risposta da Pio XII, vanno inquadrati in questo contesto. Una campagna decisamente aggressiva, dunque, il cui filo sarà ripreso – sempre all’insegna di Fatima – da Giovanni Paolo II.

“Mentre l’anno santo volgeva felicemente verso il suo termine (…) moltissimi da ogni parte del mondo Ci espressero la loro vivissima esultanza; fra questi non mancò chi, nell’inviarCi lettere di ringraziamento, supplicò istantemente affinché Noi consacrassimo l’intero popolo di Russia, nelle angustie del momento presente, al Cuore immacolato della medesima vergine Maria”. La lettera apostolica sulla Consacrazione della Russia al Cuore immacolato di Maria fu pubblicata il 7 luglio del 1952. Al Russicum – e nella Compagnia di Gesù, come traspare dall’articolo della Civiltà cattolica citato di seguito – l’entusiasmo era generale. Il ‘gruppo di pressione’ coordinato da Wetter, con la speciale complicità dell’asse gesuitico Hentrich-Leiber, aveva funzionato. “Per noi cattolici  – scrisse Alessio Floridi S.J., in un articolo apparso su Civiltà Cattolica nel 1954 –, che sappiamo delle meraviglie e della promessa della Madonna di Fatima circa la conversione della Russia, dell’incontro nel gennaio del 1951 d’una statua della Madonna di Fatima con le torri del Cremlino e della consacrazione della Russia al cuore Immacolato di Maria fatta da Pio XII nel 1952, le parole succitate [tratte da un breve “saggio mariano” stampato a Mosca] e specialmente l’accenno al Cuore misericordioso della nostra Mamma Celeste non possono non farci sperare un avvenire migliore per la Russia e per il mondo. Il Padre Wetter, noto studioso di filosofia marxista, dopo aver esposto in un suo recente studio le linee generali della dottrina comunista ed averne rilevato la sua essenza pseudoreligiosa, afferma che proprio alla Vergine S.ma spetta una parte provvidenziale nella vittoria sul comunismo: ‘Proprio quando il problema del comunismo si pone in questi termini  – egli scrive –, come Anti-Chiesa e inversione del processo dell’Incarnazione di Dio, la risposta si offre quasi spontaneamente… Per mezzo di Maria si operò non solo il mistero dell’Incarnazione individuale del Verbo di Dio nella persona di Gesù Cristo, ma anche per così dire l’Incarnazione collettiva nella Chiesa, mentre il comunismo (…)nell’intima sua essenza è proprio la negazione e l’inversione di quest’ultima’”. 1952-1954: in mezzo (1953) c’è la morte di Stalin. Un primo effetto “soprannaturale”? 

“Per noi cattolici, che sappiamo…” dice Floridi.  Ma le allusioni alla statua nascosta a Mosca (qui bisognerà verificare attentamente la cronologia e l’apparente incongruenza fra il 1950 indicato da Simon e il 1951 di Floridi) e al ruolo di Wetter nella consacrazione della Russia al Sacro Cuore di Maria – allusione più indiretta e sfumata, ma non priva di importanza, vista la lunghezza e la densità concettuale della citazione – , suggeriscono di rileggere il passo omettendo la virgola: si tratta forse di “noi cattolici che sappiamo”, cioè ‘noi’ della Compagnia e del gruppo che ha più influito – o almeno, così crede – sulla scelta di Pacelli? Il riferimento all’“inversione del processo dell’Incarnazione” è a sua volta significativo. In un appunto di Wetter, redatto verosimilmente negli anni ‘50, questi scrisse che l’ideologia comunista – non “semplice fecondazione [della teoria] attraverso la prassi, e nemmeno mero pragmatismo” – si fonda sull’“incarnazione” (Inkarnation), ovvero, come chiarirà in un articolo sul Diamat pubblicato in tedesco nel 1961, sull’“incarnazione” della dottrina “marxista-leninista” nella prassi di partito (che questa nozione di “incarnazione” derivi specificamente da Gramsci, è un’ipotesi di chi scrive: essa verrà approfondita, criticata o semplicemente scartata da Marie Lucas nel corso della sua ricerca). La confutazione ‘teorico-pratica’ del materialismo storico passa dunque per l’“incarnazione collettiva” nella Chiesa. Il progetto stesso del Russicum, fondato sotto Pio XI, ruotava intorno all’idea che la brace della religiosità popolare – e della devozione mariana, in particolare – covasse ancora, in Russia, sotto la cenere del comunismo.

Fig. 1, Lettera del 7 agosto 1952 (Link a GATE)

Era una tesi che Wetter aveva sostenuto alla fine dell’edizione tedesca del suo libro sul Materialismo dialettico sovietico, che si concludeva proprio con un accenno alla consacrazione al Sacro Cuore di Maria come “providentielle Gegenmittel gegen die bolschewistische  Weltgefahr” (rimedio provvidenziale alla minaccia mondiale del bolscevismo). Ma queste sono parole rivolte ancora una volta a Leiber (lettera del 7 agosto 1952). Nello stesso messaggio, Wetter dice di avere accolto con sorpresa ed entusiasmo la lettera apostolica e si spinge fino a domandare, ammesso che sia “scientia communicabilis”, se un’udienza da lui avuta con il Pontefice abbia “contribuito in qualche modo” alla decisione di  scrivere la lettera. Addirittura, suggerisce che quel passo del libro e il fatto di avere consegnato il volume a Pio XII, nel corso della stessa udienza, possa avere giocato un ruolo … 

Non c’è dubbio che l’audacia – per non dire la vanità – di Wetter irritò Leiber. In fondo alla lettera (fig. 1), a penna, questi appuntò seccamente: “ai tempi dell’udienza, l’enciclica era già programmata” (festgelegt).

Lo spoglio delle carte di Wetter è in corso. Un aiuto fondamentale ci è giunto da Marie Lucas e Mikhail Velizhev: i meriti di questo breve contributo sono anche loro; i difetti – compresi eventuali errori – sono esclusivamente di chi scrive. 

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