“An absurd rumour”: La rinuncia del cardinale Billot


Louis Billot SJ (1846-1931). Professore di teologia dogmatica a Angers, Jersey e alla Pontificia Università Gregoriana (1885-1991). Fu creato cardinale il 27 novembre 1911. A seguito di un aspro disaccordo con Pio XI, che aveva condannato l’Action française fondata da Charles Maurras, rinunciò al cardenalato (1927).

(…) Il Santo Padre ha ricevuto la lettera dell’Eminenza Vostra Revma in data del corrente colla quale V.E., dopo aver consultato Iddio con la preghiera ed osservato quanto S. Ignazio raccomanda di fare prima di ogni ricorso ai Superiori, dà seguito ad un progetto da tempo vagheggiato di umiliare cioè al S. Padre la rinunzia pura e semplice alla dignità cardinalizia e relativi privilegi, per ritirarsi in una casa della Compagnia di Gesù in qualità di umile religioso per prepararsi alla morte. (…) Il S. Padre non crede di poter ricusare quanto V.E. per il bene della sua anima implora allo scopo di prepararsi nella quiete del chiostro al gran passo che tutti ci attende e rinnovare così nella Curia romana l’esempio, non dimenticato, del Cardinale Odescalchi (…).

Segreteria di Stato di Sua Santità. Vaticano 12 Agosto 1927

Così il Card. Pietro Gasparri, per conto della Segreteria di Stato, scriveva al Card. Billot. Era il 12 agosto 1927. Lo scandalo suscitato dalle dimissioni di Billot – che nulla hanno a che vedere con il precedente del cardinale Carlo Odescalchi SJ (1785-1841) (ritiratosi per malattia), citato nella lettera – esplose nel settembre successivo, come si evince dall’articolo del Popolo di Roma conservato fra carte del cardinale. Al centro, com’è noto, lo scontro durissimo tra Pio XI e Billot intorno alla condanna dell’Action Française. Il 13 settembre, il secondo scriveva così al P. Domenico Palermo Lazzarin1i: 

“Carissimo Padre mio Domenico, 

La lettera qui in chiusa [la notifica di Gasparri citata sopra] l’informerà del fatto adesso compiuto. Certe, a questo Lei non si aspettava. Tutto era già deciso, quando, prima di partire per Palermo, venne a visitarmi. Ma il P. Generale, senza l’approvazione del quale non ho fatto nulla, mi aveva imposto un assoluto segreto. Del resto, vado a Galloro, cioè alle porte di Roma. Di modo che, se per caso la piccola vittima fisicamente consumata venisse a trovarsi in extremis, un colpo di telefono, e basta. Dopo una piccola ora di tram, ecco ci qua, pronti a benedire il morente, e dare all’olocausto l’ultima forma di sacrifizio. E vice versa, se, come è infinitamente verosimile, il vecchio peccatore che sono io, comincia a dare segni di partenza ad patres, un altro colpo di telefono in senso inverso, ed ecco accorrere la piccola vittima trasformata per la circostanza in angelo confortatore, conciliatore di misericordia, e conduttore in civitatem sanctam Jerusalem”.

La “piccola vittima”  – impossibile concludere diversamente – è il Papa. Ironia velenosa, quella di Billot, che non lascia dubbi sulla rottura irrimediabile consumatasi poche settimane prima. Ma la crisi era senz’altro più antica. 

Nello stesso gruppo di fogli troviamo un succinto dossier su Marc Sangnier, apostolo laico del cattolicesimo progressista francese e acerrimo nemico della ‘corrente’ Billot, fondata sull’alleanza tra clero e destra nazionalista. Da un ritaglio del gennaio 1922: “S.E. le nonce apostolique, Mgr Cerretti (le futur pape [!]), en témoignage de son admiration pour l’orthodoxie de Marc Sangnier, allé bénir la Maison de la DEMOCRATIE et boire champagne avec le défenseur de la doctrine catholique. La Jeune République du 22/1/22 a donné le compte rendu de cette touchante cérémonie”. Sotto a questo e a un altro trafiletto, contenente lo stralcio di un discorso di Sangnier alla Camera, qualcuno (lo stesso Billot?) riportava un passo dal Sillabo di Pio IX (la settantasettesima proposizione dichiarata eretica, secondo la quale il cattolicesimo non doveva più essere considerato religione di Stato esclusiva) e uno dall’enciclica Quas primas di Pio XI: “Les chefs d’Etats ne sauraient donc refuser de rendre – en leur personnel et avec tout leur peuple – des hommages publiques de respect et de soumission à la royauté du Christ”. L’enciclica risale all’11 dicembre del 1925.

Il significato dei passi – del loro montaggio – è evidente: Pio XI ha cambiato rotta dopo il 1925. L’allusione provocatoria a Ceretti “futuro papa” è in perfetto stile Action Française, un giornale che aveva nel Vaticano, ancora dopo la scomunica del 1926, “una fonte di prim’ordine d’informazioni (la Segreteria di Stato e l’alto clero francese)”, come osservò Antonio Gramsci dalla prigione. Il peso decisivo esercitato dalla Compagnia di Gesù nella scomunica di Maurras e seguaci dovette rappresentare, infine, il colmo dell’umiliazione per l’influente cardinale gesuita. Billot rinunciò alla porpora per ritirarsi a Galloro, nei Castelli Romani, e prepararsi alla morte.

Qui non c’è nessuna ironia: la morte – cette chose “lugubre et terrifiante” (così in discorso per l’ Association de N.D. de la bonne Mort, pronunciato a Roma, nella chiesa delle Stimmate di San Francesco, il 2 aprile del 1914) – getta la sua ombra su molte delle carte che stiamo sfogliando. Scopriamo così che nel 1910 il fratello dell’allora vescovo Billot, Gabriel (anche lui gesuita), perse la vita nel naufragio del “Général Chanzy”, a largo di Minorca. Nel mezzo degli stessi fogli troviamo la lettera con cui un abate, mandato a cercare notizie, comunicò al cardinale la morte in battaglia di un altro fratello suo, il comandante Henri Billot.

Il memento mori, nell’autunno del 1927, doveva coincidere, per Billot, con la meditazione sulla sconfitta. Sconfitta politica della reazione cattolica intransigente alleata delle destre laiche, che fu la vittoria – lo aveva inteso Gramsci, che vide nella ‘punizione’ inferta all’Action Française un messaggio indiretto ai vertici dello stato fascista – della Chiesa sullo Stato. Mussolini, due anni più tardi, firmerà il Concordato da una posizione di debolezza. Anche questo aveva capito Gramsci. Billot, no.

The Southern Cross, 23 sept. 1927. Adelaide, Australia.
  1. Domenico Maria Palermo Lazzarini SJ (Palermo, 19.V.1869-Roma, 25.VII.1947). È stato insegnate e prefetto degli studi alla Pontificia Università Gregoriana. ↩︎

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