
Lì resteranno quelle lapidi a testimoniare, davanti alle migliaia di studenti che accorrono a quelle aule da tutti i Paesi del mondo, e davanti agli innumerevoli e illustri visitatori, e più ancora davanti alla Storia, che la Repubblica Argentina ama profondamente il Vicario di Cristo. (Razón y Fe, 99 (1932))
Una nota della rivista gesuitica Razón y Fe ricorda che, il 18 marzo 1932, a due anni dall’inaugurazione del nuovo edificio della Pontificia Università Gregoriana in piazza della Pilotta, furono scoperte tre lapidi commemorative dedicate ai benefattori. Una, collocata a destra dell’ingresso dell’atrio, menziona congiuntamente benefattori grandi e piccoli; un’altra, posta sul lato sinistro, mette invece in particolare rilievo le contribuzioni provenienti dalla Repubblica Argentina.

P. Ferdinand Willaert SJ, rettore della Pontificia Università Gregoriana, rivolge il suo discorso in presenza del P. generale Włodzimierz Ledóchowski e dell’Ambasciatore argentino presso il Quirinale D. Fernando Pérez. A sinistra il Maestro Generale dll’Ordine di Santa Maria della Mercede, frate Juan del Carmelo Garrido e l’Ambasciatore argentino presso la Santa Sede D. Carlos Estrada.
Ciò che viene celebrato solennemente nel marmo rinvia, in controluce, alla conflittualità e alla crescente complessità sociale dell’Argentina di quegli anni. Tra 1881 e 1921 si consolida infatti un pacchetto di riforme spesso rubricato come “secolarizzazione”: non tanto un semplice incremento dell’incredulità, quanto un processo di differenziazione funzionale, cioè lo spostamento delle competenze decisionali dalla religione verso ambiti ormai autonomi della società — politica, diritto, educazione, scienza.
In questa traiettoria si collocano provvedimenti quali la validità giuridica del matrimonio civile e la normativa sull’istruzione primaria obbligatoria e gratuita sotto la giurisdizione dello Stato, che delimita l’insegnamento religioso relegandolo fuori dall’orario di lezione.
Il passaggio politico dalla seconda presidenza di Hipólito Yrigoyen (1928-1930) a quella di Agustín P. Justo (1932-1938) si apre con la rottura istituzionale del 6 settembre 1930, quando il generale José Félix Uriburu (1930-1932) rovescia Yrigoyen e assume il potere in nome della “Revolución”, avviando la fase che la storiografia ha poi definito “decennio infame”. Il colpo di Stato segna l’ingresso in una nuova configurazione del regime politico argentino e inaugura una modalità di gestione del potere destinata a protrarsi nel tempo.
Il nuovo governo di Justo inaugura un nuovo ravvicinamento della politica verso la Chiesa. In una situazione in cui la competizione politica è percepita come alterata e la produzione di consenso risulta più problematica, la politica seleziona la comunicazione religiosa come risorsa di risonanza pubblica e di integrazione simbolica; parallelamente, la Chiesa dispone ormai di forme organizzative, come l’ Azione Cattolica (1931), e risorse mediatiche capaci di amplificare tale risonanza senza rinunciare alla propria autonomia operativa. Non si smantella l’assetto laico costruito nei decenni precedenti, ma cambiano le condizioni di visibilità e di efficacia pubblica della comunicazione religiosa; e la politica, a sua volta, seleziona quella visibilità come canale per stabilizzare aspettative e ottenere sostegno, ciascun sistema restando però vincolato alle proprie operazioni e al proprio codice.
Dal 10 al 14 ottobre 1934 il segretario di Stato vaticano, Eugenio Pacelli, futuro Pio XII, inaugura a Buenos Aires il XXXII Congresso Eucaristico Internazionale. Nel concistoro del 16 dicembre 1935 papa Pio XI elevò alla dignità cardinalizia l’allora arcivescovo di Buenos Aires Santiago Luis Copello, che divenne il primo cardinale argentino.
Targa commemorativa per i benefattori dell’Argentina
Targa commemorativa per tutti benefattori
Le ingenti donazioni provenienti dall’Argentina si collocano dentro quel contesto sociale e politico. Vista l’importanza delle largizioni, i donatori argentini meritarono una targa commemorativa a loro dedicata. Ma, come ricorda l’articolo di Razón y Fe, oltre alle due targhe collocate all’ingresso, ve n’era una terza nell’Aula I della Facoltà di Teologia (oggi Aula Magna), in memoria della benefattrice Isabel Purcell (1850–1945), sposata con Rómulo Chopitea, ricco latifondista argentino. Isabel Purcell O’Donoor nacque in Irlanda e in seguito emigrò in Canada; da lì si trasferì in Argentina, dove lavorò come maestra con un incarico conferitole dal governo argentino.
La donazione della signora Isabel Purcell de Chopitea permise di coprire tutta la spesa dell’aula insieme ai banchi di legno e alla cattedra. La targa a lei dedicata oggi è scomparsa, probabilmente rimossa in occasione di alcuni dei rifacimenti dell’aula. In una lettera dell’allora rettore P. Villaert SJ alla benefattrice si afferma: La Gregoriana non dimenticherà mai di essere debitrice verso V.S. della sua aula più grande e più splendida, capace di contenere 900 persone.
Restano in archivio però, per fortuna, fotografie e documentazione. Per una volta, la carta ha vinto sul marmo.

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A domani !
Non dimentecheremo (mai) di essere debitori…
Grazie, Martín. Molto interessanti e i bei ricordi dei nostri studi di teologia. P. Antonio Gascón, marianista.
El mar, 27 ene 2026 a las 12:43, Archives of Pontifical Gregorian