Il mio tirocinio sul Fondo D’Elia – Morena Parafioriti


Nel mese di Marzo 2014 ho cominciato la mia esperienza di tirocinio nell’archivio storico dell’Università Gregoriana. Nonostante per me fosse un ambiente e un ambito lavorativo totalmente nuovo, grazie alla disponibilità della docente (Elisabetta Corsi) e di tutto il team di lavoro dell’archivio,  mi sono inserita con facilità nell’affascinante mondo archivistico scoprendone i retroscena, fino ad ora a me totalmente sconosciuti.

Il mio compito è stato quello di continuare un progetto,cominciato in precedenza dalle mie colleghe tirocinanti, relativo allo studio e alla catalogazione del fondo del sinologo gesuita P. Pasquale D’Elia. Si tratta di un vasto ed interessante fondo composto da 66 faldoni, di cui io ho avuto il piacere di analizzarne la quasi totalità. Il Padre D’Elia (1890-1963) si occupò delle relazioni tra Cina e Occidente nella prima parte della sua esistenza, per poi indirizzarsi all’insegnamento di “lingua, letteratura e storia cinese” all’Università Sapienza e alla Pontificia Università Gregoriana di Roma. Il maggiore contributo è relativo ai vari documenti e opere che riguardano la sua esperienza in Cina e ai rapporti di quest’ultima con il mondo occidentale.
In particolare, il fondo in questione, è caratterizzato da una serie di documenti eterogenei sia in termini argomentativi che linguistici (le lingue utilizzate vanno dal francese all’inglese, allo spagnolo, all’italiano e naturalmente molti dei documenti sono realizzati in caratteri cinesi, spesso manoscritti), che in termini di composizione del materiale di scrittura utilizzato (sono presenti documenti fotografici, riproduzioni di documenti originali, riproduzioni su carte particolari, anche di grandi dimensioni, lastre di vetro ecc..).
Sarebbe riduttivo parlare di un faldone piuttosto che di un altro, perché in ognuno di essi sono presenti interessanti documenti che riguardano diversi ambiti del mondo Orientale.
I primi faldoni (dal III al XX circa) sono di carattere religioso: dattiloscritti, manoscritti, pubblicazioni e corrispondenze ci forniscono informazioni sulle tradizioni e abitudini religiose della Cina; altri faldoni riguardano invece il carteggio tra il P.D’Elia e altri missionari della Cina del suo tempo, e nei faldoni finali del fondo mi sono imbattuta invece, oltre che  in altri vari documenti e pubblicazioni, in dei dizionari manoscritti e dattiloscritti, non completi. Una parte del fondo che personalmente ho trovato più  interessante è stata quella relativa al gesuita Matteo Ricci, teologo, predicatore e letterato occidentale, che arrivato alla fine del ‘500 in Cina, vi rimane addirittura anche dopo la sua morte: egli riceve infatti il più alto riconoscimento, cioè il privilegio imperiale di un terreno di sepoltura nella capitale. Oltre che la biografia e le opere del gesuita, P. D’Elia descrive in modo dettagliato il progetto del suo mappando, al quale è dedicato un intero faldone del fondo (IX) nel quale vi è inserita non solo una mappa manoscritta del mappamondo, ma anche una lastra in vetro che lo riproduce.

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