Unlocking Bellarmine


Che fine ha fatto dunque l’osservatore? Il narratore? Il poeta in un mondo già suddiviso? Colui che descrive? Colui che usa la distinzione per distinguere e definire qualcosa? Colui, al quale si potrebbe chiedere: perché così, perché non in un altro modo?

Niklas Luhmann, Osservazioni sul moderno (1995).

Il Mouseion (Μουσεῖον) di Alessandria, insieme alla celebre biblioteca, fu costruito durante il regno di Tolomeo I Soter (Eordia, 367/366 a.C. – 282 a.C.). Era uno spazio sacro dedicato alle Muse ove era possibile fare esperienza del dono della memoria e dell’espressione che le figlie di Zeus concedevano agli uomini. Organizzato secondo diverse discipline, maestri e discepoli potevano discutere e fare ricerche senza nessun obbligo d’insegnamento. Euclide, Erastotene, Erofilo e Ipazia sono alcuni dei nomi legati a questa celebre istituzione.

Questo spazio virtuale intende presentare, a partire dal patrimonio archivistico della Pontificia Università Gregoriana, diversi percorsi che diano conto di alcune tracce documentarie che dal passato arrivano nelle nostre mani. La virtualità nella quale si concepisce il Mouseion non è da intendersi come una realtà fittizia ma come “finzione della realtà delle realtà” (H. Blumenberg).  Le testimonianze che qui si espongono sono intese non come la realtà di ciò che è stato bensì come le tante forme in cui la realtà è stata osservata. Il Mouseion si propone come un ambito per la discussione e la ricerca ed è un invito a diventare osservatori moderni. Il primo spazio del Mouseion, Unlocking Bellarmine, è uno spazio virtuale dedicato a esporre diverse osservazioni su Roberto Bellarmino e la sua opera.

Questo spazio virtuale non è pensato come una “mostra”. Diverse ragioni ci hanno allontanato da questa scelta.  La mostra normalmente è pensata come un itinerario più o meno obbligato, invece qui si apre un percorso in fieri dove sarà possibile aggirarsi ogni volta con un ordine diverso. Il tracciato è stato pensato a partire dalla disciplina storica, intesa come un discorso che si occupa del passato per stabilire una differenza con il presente nel quale si enuncia. La storia nasce da questa differenza. Lo spazio che qui si inaugura è frutto anche delle ricerche archivistiche che permettono di percorrere questa genealogia che da un presente guarda a ritroso. L’archivio non è mai totale. Come ogni memoria è frutto, in parte, di una selezione istituzionale ma anche del caso che ha permesso la conservazione sino ad oggi di documenti che hanno superato il degrado del tempo e l’ incuria degli uomini.

Al centro di questo spazio non c’è San Roberto Bellarmino. Abbiamo voluto selezionare il materiale tenendo presente le osservazioni che, lungo il tempo, si sono realizzate su Roberto Bellarmino e sulla sua opera.
Osservare è distinguere una cosa e non un’altra, si osserva sempre una parte dell’unità. In questo percorso si vogliono segnalare le distinzioni a partire dalle quali San Roberto Bellarmino è stato costruito.

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