I miracoli e il loro tempi


Il miracolo della gallina


Tutto successe con la velocità fulminea con cui le disgrazie irrompono nel quotidiano. Agnés aveva attraversato di fretta e senza distrarsi la piazza principale di Manresa per imboccare il carrer di Sobrerroca. Quella mattina la sua severa matrigna le aveva chiesto di andare a prendere dell’acqua. Tra le sue braccia stringeva la loro unica risorsa sicura: una nivea e pingue gallina. L’uovo di ogni giorno era un dono prezioso e necessario. Posò con cura per terra la gallina che portava in braccio, cominciò a mandare giù la carrucola per riempire d’acqua la sua brocca quando con un balzo fulmineo l’irrequieta pennuta si trovò sull’orlo scivoloso del pozzo. Mentre le sue mani afferravano la corda i suoi occhi spalancati vedevano sprofondare nel buio del pozzo il suo prezioso tesoro. Agnés ruppe in un pianto sconsolato, per la perdita ma soprattutto per timore della sua matrigna. Per un momento pensò di condividere la stessa sorte della chioccia e di accettare anche lei l’invito del buio fresco e profondo. La gallina ripescata giaceva immobile ai suoi piedi. Qualcuno le sussurrò all’orecchio: prega a P. Ignazio che fu pellegrino per queste strade. Il mormorio, che sembrava salire dalle acque profonde, diventò in lei una preghiera senza parole. In un batter d’occhio la gallina tornò in vita e il suo cuoricino fu inondato da una calda e luminosa gioia.

In questo modo potrebbero presentarsi oggi le dichiarazioni di alcune testimonianze raccolte nel processo di beatificazione di Ignazio di Loyola [Monumenta Ignatiana. Series quarta. Scripta de sancto Ignatio de Loyola, Societatis Jesu fundatore vol.2 p. 719]. Le narrazioni di questo episodio nella Vita del Santo differiscono in alcuni dettagli. Per alcuni non si tratta di una bambina ma di un bambino, che perso nel suo pianto e circondato dai suoi amici che urlano in coro: Sant’Ignazio, dacci la gallina viva! [Nieremberg, J.E., Vida del glorioso patriarcha San Ignacio de Loyola fundador de la Compañia de Iesus, 1636.] Altri dettagli invece sono coincidenti: la gallina rediviva stava sempre sola, considerandosi gallina risuscitata [García, F., Vida, virtudes, y milagros de S. Ignacio de Loyola, fundador de la Compañia … 1722]

Pozzo del miracolo della gallina, Manresa.

Il pozzo del miracolo stava prossimo alla casa Canyelles. Come si legge negli atti del proceso di beatificazione, Ignazio nei primi mesi a Manresa, dormiva nell’androne di questa casa dopo aver alloggiato nell’ospedale di Santa Llucía. Miquela Canyelles gli aveva cucito un vestito nuovo per sostituire quello di panno grezzo e puzzolente che portava.

Il miracolo della gallina disegna, nei migliori dei casi, un sorriso perfino nei volti più devoti. Il racconto del miracolo, per essere efficace, non può che seguire il proprio regime di storicità. Hartog ci insegna che il regime di storicità è “il modo come una società tratta il proprio passato e ne parla”, e in senso ampio “le modalità di coscienza di sé di una comunità umana”. (F. Hartog, Regimi di storicità.)

La nostra temporalizzazione ci farà sentire più vicini alle reticenze di Pedro di Ribadeneira per stillare lunghi elenchi di miracoli. Per lui, la fondazione stessa della Compagnia di Gesù è il grande miracolo d’Ignazio: «ta[n] gra[n]de, y tan notorio, que aunque faltasen todos los otros, solo debería bastar para conocer y estimar la santidad que el Señor dio a este venerable Padre» (“Così grande ed evidente, che anche se mancassero tutti gli altri [miracoli] questo solo basterebbe per conoscere ed apprezzare la santità che il Signore ha concesso a questo venerabile Padre”.)

O potremmo magari identificarci con una istruzione del superiore generale Claudio Acquaviva ad Alessandro Valignano riguardo il modo di come procedere in Giappone. Visto che Dio Nostro Signore non concorre già con miracoli e doni di profezie […] è necessario accomodarsi loro et entrar con la loro per uscir poi con la nostra. Il grande miracolo in questo caso sarà la politica dell’ adattamento. (Acquaviva a Valignano, 24 diciembre 1585).

Così come l’antico proverbio arabo ci ricorda che gli uomini assomigliano più ai loro tempi che ai loro genitori, lo stesso potrebbe dirsi del fluttuante elenco dei miracoli nella vita dei santi: entrano ed escono secondo i luoghi, i tempi e le persone. La loro selezione ci sarà di grande utilità non tanto per conoscere la vita del santo quanto per descrivere la differenza tra i tempi.

Intenderà d’altri quello che si fece il giorno della memoria anniversaria d’esso B. P. Ignazio, cioè come l’amico di V. R. fece un poco di sermone in chiesa ianuis clausis in presenza dei nostri e del card. Baronio, e come poi detto Cardinal Baronio baciò più volte la terra del sepolcro del N. B. P. [Ignazio] e poi salito in una scaletta, attaccò sopra il sepolcro una bella immagine dell’istesso Santo Padre e due tavolette di miracoli. [Roberto Bellarmino al P. Carminata, 6 agosto 1599].

Nella lettera del cardinale Bellarmino al P. Carminata, si dà conto della visita che compì il cardinale Baronio alla casa professa del Gesù (1 agosto 1599). Nel documento si fa riferimento a due tavolette, collocate nel sepolcro di Ignazio al Gesù, nelle quali erano solitamente disegnati alcuni gesti miracolosi, ormai persi per sempre nell’oblio, che è l’altra faccia della memoria.


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2 risposte a "I miracoli e il loro tempi"

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