Un archivio per la modernità


Nel 2025 l’Archivio Storico della Pontificia Università Gregoriana, in collaborazione con la professoressa Elena Valeri (SARASSapienza Università di Roma), ha promosso un incontro con gli studenti di storia della Sapienza per presentare alcuni fondi e aprire la possibilità di tirocini presso l’Archivio. Da quella presentazione sono nati percorsi di lavoro che si sono tradotti in attività concrete ricerca, riordino e descrizione archivistica, applicate a nuclei documentari eterogenei per temi, cronologia e tipologie.


Il prossimo 7 maggio riprendiamo e rilanciamo quel percorso con una nuova giornata, articolata in due momenti: il primo, un resoconto delle esperienze svolte e dei metodi messi a punto; il secondo, una presentazione delle nuove proposte di tirocinio pensate per offrire agli studenti ulteriori campi di lavoro e nuove occasioni di confronto con il patrimonio documentario dell’Archivio.

Le proposte sono:

Varia Spiritualia. Codici e materiali utili per studiare il governo delle coscienze e le pratiche di lettura nel passaggio tra manoscritto e stampa (XVI–XVII secolo); allo stesso tempo, costituisce un punto di osservazione privilegiato per mettere a fuoco il rapporto tra materialità del manoscritto, contesto compositivo e testo.

Gli Annali del Seminario Romano offrono invece l’immagine di un dispositivo istituzionale di disciplinamento: attraverso regole, consuetudini, cataloghi e “vite” esemplari, rendono osservabile la formazione del clero e la grammatica sociale della prima età moderna (XVII secolo).

Il Fondo Collegio Romano, infine, permette di osservare come la memoria di un’organizzazione dipenda da catene di comunicazione e da supporti materiali: quando l’organizzazione viene interrotta o trasformata, anche l’archivio si frammenta, e ciò che resta sono tracce da cui ricostruire non una totalità, ma i passaggi, le discontinuità e le forme di ricomposizione della memoria istituzionale.


Questa presentazione dei fondi si inserisce nella cornice più ampia entro cui intendiamo il tirocinio in archivio. In archivio, infatti, non si apprende soltanto una tecnica: si apprende una posizione di osservazione. Ogni descrizione archivistica non è un atto neutro, ma un modo di rendere osservabile un insieme di carte per qualcun altro. L’osservatore non si colloca fuori dal lavoro archivistico: prende forma nelle operazioni concrete, nei criteri di ordinamento, nelle griglie descrittive, nella definizione di ciò che conta come unità documentaria, nella gestione dei vincoli materiali e linguistici, nelle scelte relative a buste, lacune e dipendenze tra testi. Non si tratta dunque soltanto di “guardare” le carte, ma di costruire osservabilità: rendere un insieme documentario consultabile e riutilizzabile da altri attraverso operazioni esplicite e tracciabili.


Per questo, nella nostra presentazione, i progetti non vengono illustrati come una semplice somma di attività, ma come esercizi di osservazione. Ogni proposta di lavoro intende interrogare il luogo dell’osservatore e le distinzioni attraverso cui le carte diventano leggibili, descrivibili e disponibili per ulteriori ricerche. Concepiamo dunque il tirocinio presso l’Archivio Storico della Pontificia Università Gregoriana come un laboratorio di responsabilità metodologica: un luogo in cui si impara non solo che cosa descrivere, ma anche come e da dove lo si descrive, nella consapevolezza che ogni descrizione è una selezione e che la sua qualità si misura nella possibilità di essere compresa, verificata e proseguita da altri.


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2 risposte a "Un archivio per la modernità"

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