Progetto di rilevamento delle antiche segnature del Fondo Curia – Maria Stella Maggio e Lucrezia Vardaro


Il nucleo preso in esame per la ricerca delle antiche segnature è il Fondo Curia, restituito alla Gregoriana nel 1948 dalla Biblioteca Nazionale Centrale di Roma, in seguito alla necessità di liberare la soffitta del Collegio Romano che custodiva i manoscritti ritenuti di scarso interesse.
Da una prima analisi del fondo è emersa una grande varietà di segnature antiche e moderne che ha comportato una ricerca approfondita mirata all’individuazione degli antichi sistemi di inventariazione e alla ricostruzione virtuale di fondi oggi dispersi
Il fondo è costituito da 2336 manoscritti di varia provenienza, rilegati, per la maggior parte, in volumi con diverse tipologie di legatura o come carte sciolte raccolte in buste o cartelle. Poiché in molti casi le lagature non risultano originali non è stato possibile né rilevare le segnature dei volumi né inserirli in fondi precedenti. E’ il caso delle 336 miscellanee che nel 90% dei casi non presentano più segnatura.
E’ stato realizzato per l’identificazione un sistema di sigle univoche ciascuna corrispondente ad una tipologia di segnatura. All’interno di una tabella sono state riportate le informazioni riguardanti la segnatura individuata:
– nome attribuito alla segnatura (per convenzione sono nominate con una S iniziale seguita da una lettera maiuscola qualora la lettera sia effettivamente presente e da una lettera minuscola attribuita in ordine crescente)
– codice di riferimento
– posizione, descrizione e indicazione della segnatura moderna del volume
– fotografia campione con unità di riferimento (centimetro)
La tabella è stata contemporaneamente suddivisa a seconda delle molteplici tipologie di segnature trovate:
– manoscritte
– etichette manoscritte antiche
– etichette manoscritte moderne
– timbri
– segnature stampate
– segnature relative al possesso su etichetta e/o manoscritte
– non comprensibili
 
Tra le 176 tipologie di segnature individuate ne sono state trovate 98 segnature alfanumeriche antiche, 59 riportano l’indicazione del fondo di antica provenienza, 14 sono moderne e 8 sono risultate incomprensibili.
I risultati mostrano come il 58% dei manoscritti possieda almeno una segnatura (1378 su 2336).
Tre segnature si ripetono in maniera consistente: “Sb”, “Se” e quella riconducibile al fondo “Gesuiti”. Tutte le altre segnature, in modo particolare le più antiche, sono state riscontrate in numero molto inferiore se non una sola volta.
Prendendo singolarmente le segnature, sono state create delle tabelle dove la tipologia scelta è stata incrociata con le altre due tipologie con il seguente risultato:
Il dato più importante da rilevare è che queste 3 segnature non compaiono mai su uno stesso codice (ad eccezione di 2 manoscritti dove le sigle Sb e Se si incrociano).
Il sistema denominato Se è formato da tre elementi: numero, lettera, numero, riportati a penna sulla parte superiore del dorso dei manoscritti in senso verticale. L’ipotesi iniziale è stata quella di attribuire il primo numero all’indicazione dello scaffale, la lettera al palchetto e al terzo elemento il numero di catena dei volumi.
La stessa segnatura è stata riscontrata nelle diverse sedi che conservano i fondi delle biblioteche del Collegio Romano oltre agli altri fondi derivanti dalla Soppressione degli Ordini:
– in maniera non rilevante (su circa 20.000 volumi le segnature di questa tipologia rilevate non sono state più di 20) sul dorso di opere a stampa del Fondo Riserva della Biblioteca della Pontificia Università Gregoriana. Rispetto ai volumi della Biblioteca della PUG va segnalato come le antiche segnature siano scarsissime e come siano state effettuati diversi interventi di rilegatura dei volumi con conseguente asportazione di materiali e segnature originali;
– in maniera rilevante sui volumi del Fondo gesuitico della Biblioteca Nazionale Centrale di Roma come risulta dal confronto con le schede presenti in MANUS (ad oggi inserite 336 schede su 1752 manoscritti conservati) e dalle schede manoscritte n° 1672-1752 nel Catalogo dei manoscritti – Fondo gesuitico. Dalle indicazioni presenti nelle schede on line questa segnatura sembra essere riconducibile a quella che compaiono sul catalogo settecentesco della Biblioteca Maior del Collegio Romano.
Il manoscritto Ges.133 (rilegato tra il 1951 e il 1975), composto da due unità codicologiche e conservato presso la BncR, contiene un registro delle opere date in lettura nella Biblioteca Secreta o Maior. Sul contropiatto anteriore il manoscritto conserva due frammenti cartacei, in origine posti all’esterno con l’indicazione a penna: “Catalogus librorum qui extrahuntur ex Bibliotheca secreta Collegi Romani” e “Quisquis illa […], impetrata facultate ab A.R.P.N. Praeposito Generali, librum quemcumque ex hac bibliotheca in suos usus efferre vult, sedulo illum prius in hunc indicem referat describatque ita, ut heic nunquam desiderentur neque plutei, unde liber effertur, numerus neque mensae sive gradus littera, neque progrediens voluminum numerus. Sunto exemplo. Lombardi (Petri) in epistolas D. Pauli.. 6.D.7. Ca[es]aris (Julii) Opera… 17.d.42”.
Il sistema di collocazione si costituisce dunque verso la metà del XVIII secolo con materiale vario ed è probabilmente contemporaneo alla rilegatura di circa il 20% di questi codici in mezza pergamena con piatti in cartone. Le carte di questi manoscritti, in origine piegati, vennero aperte al momento della nuova legatura su cui venne riportata la nuova segnatura senza però rispettare l’ordine logico dei volumi. Verosimilmente venne apposta senza rimuovere i volumi dallo scaffale dove l’ordine al momento dell’apposizione della segnatura era già alterato.
Questo sarebbe confermato anche dal fatto che alcune segnature sono state scritte senza verificare l’orientamento dei volumi posizionati capovolti sullo scaffale.
 
Il secondo corpus di manoscritti è stato identificato grazie all’etichetta manoscritta incollata sulla parte inferiore del dorso che riporta l’indicazione del fondo di provenienza: “Gesuiti”, seguita da un numero di catena e da una lettera. Il numero non raggiunge mai 1000 e le lettere che si ripetono sono “a”, “b”, “c” e “d”. La lettera non sembra indicare un particolare raggruppamento per materia o autore, si tratterebbe quindi più di un sistema topografico che di un vero e proprio sistema di classificazione per materia dove il numero indica la progressione dei volumi e le lettere indicano gli scaffali. L’attribuzione di questa segnatura, a differenza della precedente, sembra corrispondente all’ordine logico dei volumi.
Questa segnatura può essere messa in relazione con altre etichette riscontrate nel fondo che riportano la provenienza e un numero a catena, quali ad esempio “Gesù e Maria”, “Gesù”, “Campitelli”,” Scalzetti”, etc. tutti fondi che ritroviamo nella Biblioteca Nazionale (vedi file etichetta provenienza).
Il fondo denominato “Gesuiti”, non nasce probabilmente all’interno del Collegio Romano ma in un’altra residenza dei Gesuiti e (vedi Ges.166 BNCRoma) tra il XIX e il XX secolo viene segnato con l’etichetta “Gesuiti”, insieme agli altri fondi pervenuti nella Biblioteca Nazionale in seguito alla soppressione delle corporazioni religiose avvenuta nel 1873.
 
L’ultima segnatura analizzata è quella indicata dalla sigla Sb che si presenta con un numero scritto a penna di colore nero sulla parte inferiore del dorso. Questa tipologia è più recente rispetto alle altre segnature esaminate. La particolarità di questo tipo di segnatura è rappresentata dalla ripetizione dello stesso numero (es. i numeri 13 e 14 sono ripetuti 5 volte) senza un’apparente relazione tra i volumi.

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