A volte tornano


Possession et Délivrance de D. L. Il titolo della cronaca sul caso di possessione demoniaca che presentiamo rivela ipso facto un paradosso, il  primo di una sequela, in un documento, peraltro, poliedrico e complesso; la liberazione non ebbe mai luogo. L’Archivio della Pontificia Università Gregoriana di Roma conserva dodici quaderni manoscritti sulla possessione di Désirée Léjeune (1846-1940), concernenti il periodo degli esorcismi pubblici: 1877-1880 [1]. Il Récit, corredato di disegni, testimonianza delle stimmate lasciate dai demoni sul corpo della donna, fu concepito dal gesuita Maximilien de Haza Radlitz (1831-1909), esorcista della diocesi di Parigi. Esito di un lavoro a più mani e della meticolosità dell’autore che trascrive in modo certosino tutti gli interrogatori dei demoni, tradisce una sorta di inquietudine: la fatica dello storico e la tensione drammatica tra menzogna e verità. Il dire demoniaco configurandosi come una parola frammentata, ambigua, oscura, produce nella diegesi un’alterazione semantica e sintattica. Gesti, suoni, vocalizzi che il narratore cerca di fermare sul foglio rinviano a una dimensione potenziale della scrittura, che non è garanzia di verità; essa innesca un rapporto in cui il carattere mimetico che può assumere, oscillando tra simulazione e disvelamento, ne attesta la forza destabilizzante. La cronistoria rivela, ad una prima lettura, una falsa familiarità [2] che induce ad una disamina del testo su più livelli a partire dalla superficie lessematica fino agli strati più profondi. L’autore, operando sulla composizione del testo (la parte predominante del Récitè un racconto di possessione), produce modificazioni a livello del contenuto e costringe il lettore a riesaminare l’universo che mette in crisi [3].

L’analisi di questo corpus documentale si svolge nell’ambito del Dottorato di ricerca diretto dal professore Martín M. Morales, presso la facoltà di Storia e Beni Culturali della Chiesa della Pontificia Università Gregoriana. Quale la plausibilità di tale letteratura dopo il secolo dei Lumi, perché quel dire sulla possessione, in quel luogo, in quel momento, sono i quesiti da cui muove la nostra indagine, a partire dalla categoria foucaultiana della problematizzazione [4]. Il ricorso alla teoria dei sistemi sociali, la cui astrattezza formale ci affranca dalla tradizionale concezione “soggetto-oggetto” della storia e dal relativismo che ne consegue, consente una lettura del documento non come dato ontologico, bensì “forma” della distinzione operata dal sistema attraverso la sua osservazione [5].

Tale approccio teorico rende lo storico consapevole della sua storicità e della contingenza sociale delle distinzioni operate; suo il compito di osservare il passato in relazione alla distinzione che lo costruisce e indagare il senso dei concetti [6]. «Non sono i fatti, le osservazioni o i simboli sensazionali a contare e a motivare mutamenti del patrimonio di idee: sono le differenze […]. A partire da qui si vede la rilevanza operativa delle schematizzazioni binarie che rendono contingente l’intera semantica del loro ambito e con ciò le forniscono potenziale causale» [7].

Prestare attenzione al divario temporale tra struttura sociale e semantica, soprattutto quando quest’ultima, appartenente ad una determinata cultura, è trasposta in ambiti differenti in cui predomina un altro tipo di differenziazione; confrontare l’evoluzione di un insieme di concetti con le trasformazioni sociali per osservare contraddizioni e possibilità che si schiudono, rappresenta una prospettiva di riflessione sulla semantica del sistema religioso in rapporto ai mutamenti in atto.

Il progetto di ricerca si presenta come uno studio di caso. L’episodio di possessione demoniaca analizzato, infatti, si colloca nella fase di transizione dalla società gerarchica, in cui la religione aveva un ruolo dominante, regolativo nella sfera pubblica, alla società funzionale in cui perde il monopolio della Verità e viene esposta al confronto con altri sistemi. Nella seconda metà dell’Ottocento si assiste, in Francia, alla progressiva affermazione e autonomia del sistema medico-scientifico dalla religione e alla nascita della psichiatria a partire dagli studi di Jean-Martin Charcot (1825-1893).

La modernità determinata dall’affermarsi della società funzionale sarà osservata in rapporto al sistema religioso e al sistema medicina, l’uno ambiente dell’altro e per i quali valgono binomi differenti, rispettivamente, trascendente/immanente e vero/falso,da cui emergono visioni diverse della realtà. Tale scenario sarà indagato adottando la griglia binaria scienza/religione.

Ad una ridefinizione così profonda non sarebbe sfuggita l’ultima tessera di questo mosaico, la relazione, la complicità tra esorcista e posseduta, progressivamente sostituita da quella tra il medico e l’isterica. E un quesito si impone: isteria o possessione demoniaca?

Osservate dalla teoria sistemica, è plausibile sostenere che tali manifestazioni e la loro ricezione erano plausibili unicamente all’interno del sistema religioso, configurandosi in modo nettamente differente, come patologia, ad esempio, all’infuori di esso.

[1] APUG, ms 3009-3020. Qui la descrizione catalografica

[2] R. Darnton, Il grande massacro dei gatti e altri episodi della storia culturale francese, (R. Pasta trad. it), Adelphi 1988, pp. 14-15

[3] U. Eco, Lector in fabula. La cooperazione interpretativa nei testi narrativi, Bompiani 1994, p. 217

[4] M. Foucault, Discorso e verità nella Grecia antica, (A. Galeotti trad. it.), Donzelli 2005, pp. 112-114

[5] N. Luhmann, Sistemi sociali. Fondamenti di una teoria generale, (A. Febbrajo trad. it), Il Mulino 1984, p. 307

[6] A. Mendiola, El giro historiográfico: la observación de observaciones del pasado, in «Historia y Grafía», n. 15, 2000

[7] N. Luhmann, Pretese nei confronti della sociologia storica, in «Storiografia», 12, 2008, pp. 165-166

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