L’Oratorio della Pietà del padre Antonio Tarlatini SJ – Daniel Benvenuti


Imprimatur del R.P. Nickel, 15 gennaio 1652
 
Il padre Antonio Tarlatini della Compagnia di Gesù fu insegnante di Lettere a Roma, e predicatore. L’APUG conserva due manoscritti nel Fondo Curia, il 1099/1 e il 1099/2, che contengono un’opera intitolata Oratorio della Pietà composta dal Tarlatini negli anni tra il 1642 e il 1651, che riceve l’Imprimatur del Vicario Generale, Gosvino Nickel, il 15 gennaio del 1652.
I due manoscritti conservano rispettivamente l’antica segnatura SB 39 e SB 37, il che fa supporre l’esistenza di un altro volume dell’opera.
Notando nei due manoscritti le segnature dei fascicoli irregolari, numerazioni che ricominciano, sequenze numeriche mancanti, possiamo ipotizzare una continua rielaborazione da parte dell’autore. Inoltre la presenza di due mani redazionali può far ipotizzare, o una dettatura dell’opera da parte di Tarlatini, o l’elaborazione di varie sezioni da parte di un diverso autore, non identificato.
Il ms 1099/1 presenta delle date sul verso dell’ultima carta di alcuni fascicoli, che ci permettono di ricostruire, almeno in parte, i tempi e le fasi di composizione.
Il ms 1099/2 presenta, sia pure in maniera non sempre regolare, dei richiami a carta, scritti da una stessa mano redazionale, il che porta a ipotizzare un preciso metodo di lavoro.
L’opera rivela contenuti interessanti, per esempio nel ms 1099/1, che contiene la prima parte, è presente una cronaca ora, per ora, dal Giovedì Santo sino alla mezzanotte del Venerdì Santo. 
E’ inoltre inserito un interessante trattato intitolato Villa Getsemani nel quale partendo dal celeberrimo Hortus, si parla della terra, delle coltivazioni, citando autori classici, Columella, Plinio il Vecchio, Catone il Censore, Cicerone, Virgilio, e ovviamente le Sacre Scritture. Da rilevare la parte nella quale rifacendosi ai cinque sensi, chiaro richiamo agli Esercizi Spirituali di Sant’Ignazio, si danno consigli su come riconoscere la terra da coltivare.
Nel ms 1099/2 è interessante la 2ª parte dell’Oratorio della Pietà e della Passione, nella quale l’autore divide l’opera per brevi capitoli, iniziando con un passo della Vulgata, citando quasi sempre passi dei Vangeli di Matteo e di Giovanni, e facendo un commento all’episodio evangelico della Passione. Altra parte curiosa si trova alle cc. 229-242, dove si tratta dei vari tipi di Pietà: Pietà industriosa, Pietà ricompensata e Pietà mitigata. Alle cc. 76-84 è presentata una piccola parte dedicata agli specchi, in relazione alle loro qualità, e a quelli incendiari, riprendendo la famosa intuizione di Archimede, durante l’assedio di Siracusa.

Possiamo dunque affermare che entrambi i manoscritti presentano parti degne di ulteriori studi e approfondimenti, anche in virtù del fatto che non è stata reperita un’edizione a stampa dell’opera, se non un breve accenno in un’opera stampata nel 1652 Economia Celeste per miglior l’azioni e arricchire l’anima di meriti con gli atti delle Virtù Cristiane, segnalata sul Sommervogel, ma che non risulta presente nei maggiori OPAC.

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