La stanza intelligente: Clavius@school 2016


Durante la mattinata del 7 giugno l’Aula Magna della Pontificia Università Gregoriana, dalle 10 alle 13, è diventata una “stanza intelligente” come direbbe David Weinberger.

Sessanta studenti dei licei romani Aristofane, Virgilio e Visconti, davanti ai loro compagni, docenti e altri invitati interessati al mondo della didattica hanno presentato le conclusioni del percorso realizzato nell’ambito del progetto Clavius on the web.

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Ogni esercitazione è stata accompagnata da un riflessione filosofica sul come e perché realizzare determinate pratiche. Gli studenti hanno integrato i saperi acquisiti durante i quattro incontri alla Pontificia Università Gregoriana con le loro conoscenze scolastiche soprattutto per quanto riguarda gli aspetti storici e linguistici.

La natura farmacologica della tecnica è stata uno dei punti cardine di tutto il percorso. Le prime riflessioni sono state dedicate al concetto d’archivio e alle tecnologie della scrittura lungo i secoli. Tra i concetti più significativi l’archivio è stato presentato come custode selettivo della memoria e quindi dell’oblio. La tecnica è stata vista soprattuto come ambiente (milieu) e non come mezzo. In questo senso, l’uomo non solo inventa la tecnica ma la tecnica lo costituisce.

La presentazione della pratica della digitalizzazione (Biblioteca Apostolica Vaticana, Google e APUG) ha fatto emergere anche in questo caso la dimensione farmacologica (medicina e veleno) delle tecnologie digitali. L’APUG non è orientato a interventi massivi di acquisizione ma effettua scelte di valorizzazione dove la digitalizzazione è solo uno dei processi. Una digitalizzazione non accompagnata da interventi di metadatazione, trascrizione e annotazione crea una illusione di fruizione.

Sulla piattaforma realizzata dal CNR di Pisa gli studenti hanno potuto mostrare le pratiche di trascrizione e annotazione su due lettere scelte del carteggio di Cristoforo Clavio che presentavano diversi gradi di complessità. A partire da questa esercitazione si è potuto capire che una fruizione ottimale richiede conoscenze paleografiche, storiche, linguistiche, codicologiche che prevederebbero un lavoro inter e transdisciplinare.

Uno dei gruppi si è cimentato nella realizzazione di una ontologia geometrica, utilizzando il modulo open source, realizzato dalla università di Stanford,  WebProtégé esaltando  tutte le potenzialità del programma che permette la creazione di classificazioni ontologiche personalizzate. Questa possibilità permette di introdurre un virtuoso principio di neghentropia nei confronti dei gestori del web e dell’industria informatica che tendono a imporre una classificazione precostituita e dominante.

Il percorso degli studenti ha messo in evidenza i valori necessari per la “battaglia dell’intelligenza”:

  • l’attenzione, nel significato più ampio che riscontriamo nel termine epimeleia, non deve essere sottoposta alla legge della velocità e dell’ipersollecitazione  davanti alla quale siamo ormai assuefatti.
  • la dimensione collaborativa che le tecnologie digitali consentono superando la dis-individuazione.

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