Una corrispondenza “condizionata”: l’epistolario di Angelo Secchi


Capita spesso di accogliere nel nostro archivio ricercatori ai quali dettiamo una fondamentale condizione perché sia possibile consultare il documento che desiderano. Questa condizione è che il materiale sia in uno stato di conservazione consono. In caso contrario dovremmo assumerci il rischio di perdere in modo irreparabile informazioni materiali e testuali. Si tratta di operazioni lunghe e costose che quasi mai un ente può sostenere da solo. Nel caso della corrispondenza dell’astronomo gesuita Angelo Secchi (1818-1878) le operazioni di condizionamento e restauro sono state possibili grazie a un cofinanziamento con il Comitato per il Bicentenario della nascita di Angelo Secchi.

La prima condizione necessaria per una corretta consultazione si può dire ad oggi conclusa. Restano tante altre cose da fare per garantire una reale fruizione dei documenti. Dei quasi 7000 documenti restaurati, infatti, solo una parte è stata digitalizzata (539 documenti completi di metadati) e trascritta (203 lettere): tale lavoro è disponibile nella piattaforma GATE alla pagina Angelo Secchi Project. Il lavoro minuzioso di trascrizione delle lettere è stato svolto all’interno dei programmi di tirocinio promossi dall’APUG con la University of Notre Dame di Roma. L’opportunità di svolgere la formazione e il tirocinio a distanza ha consentito a questi studenti americani di gestirsi il lavoro anche durante i due anni di pandemia.

Il Fondo Secchi

Alla morte dello scienziato gesuita nel 1878 l’imponente epistolario insieme a stampati e manoscritti rimaneva depositato presso l’Osservatorio del Collegio Romano. Con l’esproprio da parte del governo italiano, il materiale documentario fu trasferito da P. Gaspare Stanislao Ferrari (1834-1903) presso “La Cecchina” casa per gli Esercizi Spirituali, oggi sede della Curia Generalizia dei Gesuiti. Tale materiale tornerà nella nuova sede della Pontificia Università Gregoriana insieme all’altro materiale gesuitico costituente quello che attualmente è denominato Fondo APUG. La corrispondenza si trovava in buste e faldoni sommariamente ordinata. Le carte si trovavano sommariamente collocata in cartelle di cartone di pessima qualità avvolte con nastri e inserite in scatole o casse. I diversi trasferimenti del Fondo risultavano visibili anche nei danni presenti sui documenti.

La corrispondenza è una tipologia di materiale che ad un osservazione superficiale potrebbe sembrare omogenea, senza grandi problemi di conservazione e restauro: del resto “sono solo carte sciolte”. Se certamente non vi sono i problemi del materiale rilegato questi documenti presentano problematiche legate ai diversi materiali (carte industriali che subiscono una forte fotossidazione, inchiostri acidi) , ai formati (dai biglietti da visita a grandi fogli ripiegati) e alle condizioni di conservazione. Inoltre la disposizione disordinate in buste, scatole o casse e i diversi trasferimenti del fondo risultavano visibili nei danni subiti dai documenti.

I danni

Alcune tracce, non propriamente danni, sono riconducibili ad operazioni realizzate dallo stesso scienziato gesuita. La rottura del sigillo necessaria per l’apertura del documento, ad esempio, provoca una lacuna di carta nel punto corrispondente alla chiusura. In questo caso, trattandosi non di un danno in senso stretto ma di una traccia materiale della modalità di chiusura/apertura si è scelto di non risarcire la carta tranne nei casi in cui veniva compromessa la lettura o la conservazione stessa del documento. Altra traccia d’uso sono le carte bianche utilizzate per gli appunti più disparati: da calcoli astronomici alla lista della spesa. Infine si registra un uso alternativo del documento che diventa supporto per altro come le lettere con tracce di caffè provocate dalla tazza appoggiata sulla carta divenuta un sottobicchiere. I danni veri e propri derivano dall’invecchiamento dei materiali (imbrunimento delle carte e degli inchiostri e fotodegradazione delle carte) e da una cattiva conservazione: gli strappi nei margini, la polvere depositata e le pieghe da schiacciamento documentano come questo materiale si presentasse più come un ammasso di carte che come un corpus organizzato.

Gli interventi presso il Laboratorio di restauro dell’APUG

Gli interventi di restauro sono stati realizzati presso il laboratorio allestito presso l’Archivio storico della PUG, dalle restauratrici Giulia Venezia e Serena Dominijiani . La scelta di effettuare tutti gli interventi in situ permette un dialogo continuo tra conservatori, restauratori e ricercatori che dovrebbe essere il modo migliore per valorizzare questa documentazione ancora non sufficientemente scandagliata.


2 risposte a "Una corrispondenza “condizionata”: l’epistolario di Angelo Secchi"

  1. L’APUG è uno dei rari archivi nel quale si pratichi la conservazione dei documenti originali piuttosto che la conservazione del digitale. Ovviamente del digitale si fa largo uso, ma per la diffusione delle conoscenze e della cultura. La conservazione (e il restauro) appare come un’attività corrente praticata nell’ambito dell’archivio stesso. Complimenti vivissimi all’APUG e a Irene Pedretti
    Carlo Federici

    1. Caro prof. Federici grazie davvero di seguire sempre con attenzione le attività dell’Archivio che si concentrano sempre più intorno alla conservazione degli oggetti materiali che nessuna digitalizzazione potrà mai sostituire.

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