Trutina mea damnata tenebris est. Analisi di alcune opere di Alberto de Alberti – Fulvia Tirelli


Dalle scarse notizie biografiche sul gesuita Alberto de Alberti è noto che, a partire dal 1630, fu professore di retorica, filosofia, matematica e Sacra Scrittura al Collegio di Brera a Milano. Attivo nelle dispute teologiche del periodo, l’opera omnia vanta numerose testimonianze della continua lotta per la difesa della verità della dottrina.
La sua vasta produzione comprende soprattutto testi morali, invettive contro altri autori, dissertazioni sulla predicazione.
L’archivio storico della Pontificia Università Gregoriana vanta la conservazione di numerosi manoscritti contenenti una buona percentuale degli scritti dell’Alberti, la maggior parte dei quali inediti e non indicati nella maggior parte dei repertori di riferimento.
Da un riscontro nella voce di Alberti su C. Sommervogel Bibliothèque de la Compagnie de Jésus, le opere edite non risultano in nessun manoscritto conservato presso l’APUG, mentre tra le opere manoscritte l’archivio possiede copie delle seguenti opere: il primo volume della Lucubratio theologica, scolastica, moralis et canonica de recta operandi regula cunctis tam fidelibus, quam Infidelibus, Judæis, Hæreticis et cæteris ad evitandam culpam necessaria, in 7 volumi (F.C. 588); le Breves riminiscentiæ circa obligationes et praxim fructuose prædicandi (F.C. 801/6); la Trutina opinionum moralium. Quest’ultima è un’opera di vaste dimensioni, di cui sono stati catalogati in maniera estesa 13 manoscritti, appartenenti a quattro differenti segnature (F.C. 2112bis, F.C. 2112, F.C. 2300/1-2, F.C. 2168). Va segnalata la mancanza dell’ultima parte dell’opera come emerso dalla trascrizione completa dell’Indice collocato in F.C. 2090.
Infine in APUG, vi sono opere inedite e non indicate in repertori o indici di manoscritti, con i seguenti titoli: “Disquisitio theologica de germanâ, et compertâ Angelici Doctoris S. Thomæ sententiâ, Concedente fas per se esse, opinionem minus probabilem, minusque tutam simul (cui nimirum culpa materialis subesse potest) sequi, atque in praxim deducere; sive ea quoque ad fidem, sive ad mores spectet; ad Alberto de Albertis e Societate Iesu ex eiusdem S. Doctoris tum Quodlibeto III. artic. X., tum Quodlibeto VIII. artic. XIII., tum Quodlibeto IX. artic. XV., tum Quodlibeto IV. artic. XIV., tum 2.d.41. quæst. I. artic. I. ad 3., tum I. 2. q. 76. art. 2. tum 2. 2. q. 2. art. 2. eruta, ac penitus eviscerata, suáque. Trutina opinionum moralium, Disp. 36. cap. 4. par. 7. inserta” (F.C. 1365); “Tractatus de Angelis” (F.C. 95); “Squittinio degli obblighi di predicar fruttuosamente” (F.C. 801/1-2-3); “Discorso breve degli efficaci e necessari rimedi per la riforma degli abusi che nelle prediche e nei predicatori oggidì regnano, da presentarsi alla santità di N.S. papa Clemente IX” (F.C. 801/4); “Predica, per leggersi, in cui si tratta di rimediar a gli abusi della parola di Dio” (F.C. 801/5); due trattati di teologia morale e “de probabilis“ (F.C. 2322/1-2 ed F.C. 2313). Tra questi manoscritti, per F.C. 95 ed F.C. 1365, si è provveduto a realizzarne schede estese in Manus mentre per quanto riguarda le altre segnature il processo di catalogazione è tutt’ora in atto.
L’opera di maggior interesse riguarda sicuramente la Trutina opinionum moralium rimasta inedita nonostante si fosse arrivati quasi alla pubblicazione. Come accennato si tratta di un’opera di vaste dimensioni comprendente varie dissertazioni circa argomenti di carattere morale da un punto di vista teologico, sociale e giuridico.
Per quanto riguarda le caratteristiche esterne dei manoscritti, esse presentano tutti i medesimi elementi: coperta di cartoncino alla forma su tre nervi in pelle allumata, stessa tipologia di carte con medesima filigrana, uguale stato di conservazione e di copiatura. Si è dovuto procedere con una cartulazione moderna a matita sulla maggioranza dei volumi, non essendo presente numerazione coeva, mentre solo in un caso è stata trovata, ma con irregolarità nella paginazione. Il dato più interessante riguarda la presenza capillare di correzioni, aggiunte, rifacimenti del testo su frammenti bianchi o manoscritti incollati direttamente su porzioni di testo, o aggiunti a margine ad integrazione del testo. Questi elementi strutturali, oltre a presentare problematiche rispetto al mediocre stato di conservazione, dimostrano come questi manoscritti siano stati rivisti e rimaneggiati più volte dall’autore.
Inoltre è stato possibile individuare all’interno dei manoscritti studiati la presenza di più mani, coeve e successive, che si è scelto di indicare in tutte le descrizioni sempre allo stesso modo, secondo il seguente prospetto: I mano, presumibilmente di Alberti stesso, sulle carte appartenenti alla prima stesura, più danneggiate e corrette, a fronte di un confronto con le mani nei mss delle altre opere dell’autore presenti in archivio; II mano, coeva alla I, autrice della maggior parte delle correzioni, aggiunte, integrazioni di frammenti o intere porzioni di testo anche su carte aggiunte, presente tanto quanto la I; sono state identificate infine quattro mani posteriori, in percentuale molto minore, in particolare su carte aggiunte con parti di opera copiate, più che rimaneggiate.
Oltre a queste caratteristiche risulta evidente l’estrema complessità della struttura del corpo libro anche dal rilevamento della fascicolazione (rilevata solo nei casi in cui lo stato di conservazione l’ha permesso) per la quale si è utilizzato lo schema grafico che consente di visualizzare la composizione e le problematiche dell’intero sistema di composizione dei fascicoli.
Venendo ora alle motivazioni per cui l’opera non è mai stata edita, utili indicazioni sono state tratte dalla documentazione, individuata nel faldone miscellaneo F.C. 2090, relativa alla corrispondenza di Alberti con i Padri censori della Congregazione dell’Indice dei libri proibiti.
Sono davvero interessanti i tentativi dell’autore di difendere l’opera, le confutazioni alle parole dei censori e la risposta di questi. Nella prima lettera, Responsio ad difficultates Trutinæ obiectas PP. Censoribus, Alberti dimostra come la Trutina fosse già stata approvata dal Sacro Palazzo, come prescrivevano le norme dell’epoca, più di dieci anni prima dai card. Barberino e Piccolomini, oltre che dalla Santa Comunità, per cui “oblatam facultatem edendi talem sententiam extra regionem ecclesiasticam”. Viene ribadito come non vi sia alcuna necessità che un’opera già approvata debba essere nuovamente controllata, dal momento che ad altri testi delle stesse materie è stato dato il consenso per la stampa. L’autore prosegue ribadendo tali concetti, affermando come la sua Trutina fosse stata composta proprio per evitare opinioni discordi e “poiché ho osservato questioni che nessuno ha studiato, e le ho dimostrate, in modo da evitare qualunque opinione contraria, la mia Trutina è da considerare. […] Sono convinto della novità e dell’utilità della Trutina, ma visto che le nuove opinioni risultano sempre scomode, la mia opera è stata bollata impunemente. Ma secondo quale principio, Padri Censori? Conosco le vostre norme, ma di queste nessuna mi riguarda”. “Si mali, cur non corrigunt. Si bene, cur improbat”.
La risposta dei Censori ad Alberti non lascerebbe adito a dubbi, anche se c’è da chiedersi quale sia la motivazione reale nascosta dietro questo velo di carta fatto di problematiche di comodo. Secondo quanto riportato dai Padri Censori nella lettera di replica, un autore non dovrebbe mettere in luce se stesso tra gli autori confutati, non bisognerebbe riportare in modo così prolisso le parole di questi, se non in qualche caso particolare. Infine, perché una tale opera sia degna di approvazione deve essere abbreviata. Va da sé la perplessità che l’autore stesso non esita ad evidenziare, affermando che “se tale censura contiene solo un consiglio, e non un precetto, cosicché l’autore naturalmente nel pubblicare l’opera sia avvertito nel limitarne la lunghezza, essendo per l’appunto solo un consiglio non comporta alcun obbligo. […] Huiusmodi censuram”. Viene ribadita la convinzione secondo la quale “niente contro la dottrina, né parole o questioni che possano urtare le regole, verrà notato”, perché “anche se la Trutina è un’opera teologica, tuttavia finora niente è più comune nelle scuole filosofiche dell’esposizione da parte dei teologi delle sentenze dei magistri. In altre opere teologiche infatti sono esposte molte questioni filosofiche da teologi della nostra Compagnia come Suarez, Vasquez, Delago, Silius e altri. […] Io stesso ho osservato questioni soprattutto filosofiche perché, benchè enucleate già da altri, queste non mi soddisfano. […] Pertanto ho dovuto necessariamente inserirle nella Trutina, soprattutto sull’abuso da parte di Candido Filalete di due principi filosofici erronei sull’intelletto. […] Nelle altercazioni si realizzano opere assolutamente prolisse per confutare i pensieri degli altri e sostenere le proprie convinzioni. […] Pertanto le motivazioni datemi nel negarmi la possibilità di pubblicazione non sono sufficienti.”
E’ evidente in realtà quanto l’attenzione dei Censori sia rivolta soprattutto ai riferimenti di Alberti alla disputa sul probabilismo, su cui l’autore si sofferma particolarmente. Come racconta Isidoro Gatti in “Il P. Vincenzo Coronelli”, nel fornire una sintesi generale delle vicende del periodo, durante i due secoli successivi al Concilio di Trento nella Chiesa cattolica erano sorte vivacissime controversie teologiche su dottrine che erano state sollevate nel Concilio, ma non definite, come, ad esempio, la cooperazione tra la misteriosa grazia di Dio e la debole volontà umana. Una serie di sistemi teologici sulla grazia e sulla morale portarono a lunghe e logoranti controversie tra le varie scuole, che ostinatamente si accusavano a vicenda di eresia. Alcune correnti moraliste sottolinearono la libertà della volontà umana nei singoli uomini. La dottrina di questa corrente insegnava che è norma legittima di condotta, quando la coscienza è di fronte ad una legge dubbia per qualsiasi motivo, seguire liberamente un’opinione veramente probabile anche se contraria alla legge. Sulla dottrina del probabilismo i teologi si divisero. I moderati, come il gesuita Francesco Suarez, cercarono di chiarire e precisare i casi di applicazione del probabilismo, dichiarandolo inapplicabile. Altri Autori, invece, ne sostennero l’applicazione senza restrizione alcuna. Contro di loro sorse una violenta reazione da parte dei Giansenisti, chiamati in causa nello scambio tra Alberti ed i Censori, che esigevano un esasperato rigorismo nell’osservanza della legge, e si opponevano agli stessi Gesuiti i quali, seppur originariamente oppositori del probabilismo, erano accusati di esser diventati troppo condiscendenti, e a lungo andare sostenitori. Va ricordato infatti il tentativo di P. Gonzales di instaurare un probabiliorismo per il quale si può seguire la sentenza probabile in favore della libertà, purché sia più probabile di quella favorevole alla legge. Fu uno dei tentativi di ripristinare il prestigio di cui godevano i Gesuiti, ma non si ottenne altro che un vespaio di polemiche e repliche.
L’Alberti nella Trutina, in una sezione dal titolo “De fundamento opinionis probabilis”, intavola un’accesa disquisizione contro i più noti gesuiti impegnati nella lotta al probabilismo, come il già citato Candido Filalete, al secolo Andrea Bianchi, Antonio Merenda, tra i più ferventi sostenitori dell’antiprobabilismo, o ancora Prospero Fagnani, segretario della Congregazione del Concilio, del quale l’Alberti afferma “expendo, et confuto fundamenta”, oltre che “demolior obstacula a Gonet, et a Baronio fabricata”.
Già una cinquantina d’anni prima della stesura della Trutina, all’interno della Compagnia vi erano gesuiti a difesa della nuova dottrina, molti dei quali tenevano anche lezioni su di essa, finché con un pontificio decreto Alessandro VII prima, ed Innocenzo XI poi, stabilirono la necessità di tornare al rigorismo morale tradizionale con l’ insegnamento dell’antiprobabilismo. E’ dalla seconda metà del sec. XVII, periodo di composizione della Trutina, che l’opposizione diventa aperta e continua, e con essa d’ora in poi il probabilismo dovrà continuamente fare i conti.
Indice di quanto appena affermato, oltre che conseguenza del divieto di pubblicazione, è la quasi totale assenza della figura di Alberti nella bibliografia di riferimento su questi argomenti, a differenza dei personaggi citati nella Trutina, precedentemente menzionati in questa relazione.
A partire dal lavoro di catalogazione sulle opere di Alberti conservate in APUG, di cui questa relazione presenta solo alcune possibili piste di ricerca, potrebbero essere riportate alla luce non solo queste vicende ma anche un’autore e un opera mai rivendicati.
Con la speranza che le parole dello stesso Alberti, “Trutina mea damnata tenebris est”, vengano smentite nella loro profeticità, durata quasi quattro secoli.

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