L’impronta del censore


En quanto sea posible, idem sapiamus idem dicamus omnes conforme al apóstol; y doctrinas diferentes no se admitan. [O] de palabra en sermones ni lecciones públicas ni por libros, los quales no se podrán publicar sin aprobación y licencia del Prepósito General, el qual cometerá la examinación de ellos a lo menos a tres de buena doctrina y claro juicio en aquella ciencia. Y aun en el juicio de las cosas agibles la diversidad, cuanto es posible, se evite, que suele ser madre de la discordia y enemiga de la unión de las voluntades. (Constituciones, 3: 273)

Sarebbe difficile capire questa prescrizione delle Costituzioni della Compagnia di Gesù se non si tenesse in conto l’innovazione tecnologica della stampa. La stampa ha aumentato la quantità di informazioni, con l’andar del tempo, questo incremento renderà vano ogni sforzo censorio. Una volta che il concetto di novità non indichi già qualcosa di negativo o di dubbio e passi a segnalare qualcosa di positivo e di sicuro, si imporrà come criterio del mercato librario il quale determinerà la ricezione delle opere. Così scriveva Antonio Albergati, nunzio a Colonia (1610), al cardinale Roberto Bellarmino: “Oltre che come mi disse il libraro quando si comprano libri alle fiere in gran numero, i mercanti non hanno tempo di leggerli per intendere ciò che contengono, anzi basta loro di veder dall’iscrizione che sono libri nuovi per muoversi a comprarli per la sola novità della quale in particolare gli Inglesi sono curiosissimi”. La novità piace perché a partire da essa si può generare informazione sempre fresca e quindi permette di riprodurre nuove comunicazioni. I gesuiti, e non solo loro, dovranno lottare per cercare di arginare la marea del nuovo mentre nel contempo si spingono nei limiti delle cose conosciute: sia nelle terre del nuovo mondo che nelle aule delle loro scuole.

Fu il superiore generale Claudio Acquaviva (Atri 1543 – Roma 1615) che organizzò la macchina censoria che doveva ridurre al massimo la diversità, cioè, la complessità con il susseguente aumento della contingenza. Le regole saranno una formula di contingenza che cercheranno di contenere altre possibilità rispetto a quelle attualizzate al momento, per ridurre il rischio della sorpresa o della delusione. Questo controllo prevedeva anche, secondo il testo delle Costituzioni, di sorvegliare per evitare la diversità in agibilibus, ovvero, nelle pratiche. La formula, volutamente vuota per poterla così applicare al singolo caso, il “nostro modo di procedere”, sarà lo strumento per reprimere di volta in volta quelle modalità di azione che si ritenevano come una devianza.

Per regolare la produzione dottrinale Acquaviva instituì un collegio di cinque revisori, scelti tra i maestri del Collegio Romano, che doveva vegliare per la buona (e “vera”) dottrina sia nell’insegnamento (censurae opinionum), sia nella produzione libraria (censurae librorum). Tra questi censori si trovava il padre Giovanni Camerota (1559-1644). A Camerota si sottoponevano quelle opere prodotte nell’Assistenza di Italia. Tra le sue carte si trovano alcune ferree censure contro i suoi confratelli matematici che si avvicinavano alle posizioni galileiane, come quella rivolta al P. Giuseppe Biancani: “Riprodurre nei libri dei nostri le scoperte di Galileo, specialmente quelle che attaccano Aristotele, non sembra né conveniente, né utile.”(*)  Le tante pagine che scrisse come censore dal 1612 al 1630, si trovano conservate nel Fondo Censure dell’Archivio romano della Compagnia di Gesù, ma una piccola impronta si trova nel nostro archivio.

Avevamo già dato notizia del ritrovamento di un esemplare delle Regulae Societatis Iesu (Roma, 1582). Il volumetto, che si conserva in relativo buono stato, presenta una importante quantità di note marginali manoscritte così come una serie di fogli, anch’essi manoscritti, tra cui alcuni “Avvisi sull’obbedienza” di Ignazio di Loyola. Una di queste piccole aggiunte ci ha permesso di riconoscere il possessore del volume nonché autore delle parti manoscritte.

Nella pagina corrispondente alla “formula votorum”, nello spazio bianco destinato al nome del novizio che doveva pronunciare i voti si trova scritto un nome: Johannes Chamerota. 

regole_camerota
Questo esemplare delle Regole si converte, nelle mani di Camerota, in uno spazio autobiografico e riflessivo. Nel margine inferiore della stessa pagina aggiunge: “Sono entrato al noviziato, nella città di Nola, l’otto ottobre di 1572, dove era rettore il P. Girolamo Soriano e provinciale il P. Salmerón (**). Dopo due o tre giorni in prima provazione fece i voti con altri novizi il 18 gennaio 1573.  ‘Felice la necessità che ci costringe a cose migliori’ (***). ‘È stato stolto chi facendo voti non l’abbia pronunciato con la dovuta considerazione e un empio chi non li osservasse’ (****)”.

Regola_Camerota_1

Camerota, prima del foglio dove inizia la “Lettera dell’Obbedienza” di Ignazio di Loyola collocò un’immagine di San Bernardo, auctoritas e modello per Ignazio di obbedienza religiosa.

Regole_Bernardo

Il codice si chiude con la formula manoscritta della professione solenne di Camerota, dopo la quale aggiunge: “Questa professione con i suoi voti semplici ho fatto con l’aiuto di Dio a Napoli nella casa professa nelle mani del padre provinciale Antonio Lisio il 5 aprile, Domenica in Albis di 1592, dopo diciannove anni e sei mese dai primi voti, alla età di trentatré anni e quindici giorni. Lo stesso giorno, dopo di me, fecero i loro voti il P. Andrea Vivo, come coadiutore spirituale il P. Cornelio Saya e il padre Gioachino Abinate, coadiutori temporali i fratelli Giovanni Salvatore Porrata, Francesco T[…] , Lorenzo […] Agostino Persiano. Conferma oh Dio ciò che hai fatto in noi.”

L’attività di ricollocazione e spolveratura dei codici che si sta realizzando durante quest’anno ha permesso di osservare attentamente i singoli fogli di questo esemplare. Un lavoro lento e attento ha permesso di riscattare queste tracce che potrebbero essere un punto di partenza per considerare questo volume, unico, sotto una nuova luce. Un lavoro altrettanto lento e attento potrà essere realizzato quando questo volume sarà messo a disposizione degli studiosi, sulla piattaforma GATE, affinché si possa realizzare una ricerca collaborativa che preveda la trascrizione integrale e l’annotazione del testo.

 


(*) Citato in Baldini, Ugo Legem imponi subactis. Studi su filosofia e scienza dei gesuiti in Italia. Bulzoni, 1992, p. 232.
(**) Alfonso Salmerón (1515-1585) fu uno dei primi compagni di Ignazio di Loyola.
(***) Lettera di Agostino ad Argentario e Paulina
(****) Potrebbe essere una parafrasi di “In vovendo fuit stultus quia discretionem non adhibuit, et in reddendo impius. » (Tommaso d’Aquino, ST, IIa IIae q. 88 art. 2).

Una risposta a "L’impronta del censore"

  1. L’esemplare delle “Regulae” appartenute a padre Camerota, così ben contestualizzato, rappresenta ora un raro – e assai valido – esempio dei documenti utili a ricostruire la storia della lettura dei gesuiti. Una storia fatta non solo di postille e note di possesso ma persino di integrazioni iconografiche.

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