Regulae da “osservare”


Durante le attività di spolveratura, controllo dell’inventario e ricollocazione del Fondo antico è stato possibile osservare più da vicino la materialità di alcuni codici. Avvicinarsi fisicamente ai documenti, riaprirli e confrontarli con quelli che gli stanno accanto è un’occasione che gli storici, tradizionalmente, non si lasciavano sfuggire. Basterebbe citare alcuni grandi nomi del secolo scorso: P. Vincenzo Monachino (1910-2000), P. Sebastian Tromp (1889-1975), Hubert Jedin (1900-1980) … uomini che hanno passato una vita tra le “loro carte”, aprendo e riaprendo volumi. Ciò che vorremmo valorizzare è la possibilità dei ricercatori di indossare lenti nuove per osservare questi documenti, pur consapevoli del tempo lungo e della grande attenzione necessari.

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Spolveratura effettuata manualmente all’interno di depolveratore con aspiratozione

I due piccoli volumi (APUG 3279 e APUG 3286) oggetto della nostra osservazione non facevano parte dei fondi principali e non erano integrati nel catalogo a schede. Si tratta probabilmente di una donazione anche se, come spesso accade, ne abbiamo perso le tracce. Ricostruire la storia del codice attraverso i possessori e le provenienze è una delle cose più difficili da realizzare anche se probabilmente una delle più interessanti. Una pista da seguire è legata al nominativo di Ludovico Brancadori apposto in APUG 3279: “Ex libris Ludovici Brancadori Praesulis Domestici, et Caeremoniarum Praefecti”. Collezionista di manoscritti e stampati, figura, a partire dal 1818, tra i Maestri delle cerimonie pontificie e nell’Archivio segreto Vaticano si conserva una parte della sua collezione*.

Si tratta di due volumi delle Regule Societatis Iesu il primo stampato a Venezia nel 1580 e il secondo a Roma nel 1582. Entrambe queste edizioni vengono definite nella Bibliothèque de la Compagnie de Jèsus di Carlos Sommervogel (vol. V coll. 101-102) come molto rare. Sarebbe interessante capire i parametri utilizzati a fine Ottocento da Sommervogel per definire il concetto di rarità (presenza nei cataloghi di biblioteca, tiratura etc.) dato che, in questo caso, da una verifica in EDIT16** l’edizione veneziana (Ris. 100 DR 2) si trova in 15 biblioteche italiane mentre quella romana in 10.

Non vogliamo però confrontare questi due stamapti rispetto alla tipologie delle regole e dei contenuti dato che per una storia delle edizioni delle Regulae sarebbe, ovviamente, necessario prendere in esame anche tutte le numerose edizioni posteriori e le traduzioni.

Il nostro interesse si concentra sull’esemplare pubblicato a Roma poichè rientra in quella categoria che abbiamo chiamato stamposcritto. Un manufatto particolare assemblato e rilegato per volontà del suo possessore. Non quindi un “oggetto di biblioteca” ma un libro ad usum proprium dove quelle Regulae assumono una diversa dimensione. Ne è la prova la Formula votorum simplicium (p. 68),  per i novizi; tale testo stampato è stato integrato dal possessore con il proprio nome.

Una firma dal passato che sta urlando, con tutta la forza che il segno manoscritto può avere, la sua identità. Capire chi sulla fine del XVI secolo ha realizzato questo assemblage aggiungendo pagine manoscritte con Avisi e regole del Nostro Benedetto Padre Ignazio, Regole sull’obbedienza, una lettera di Francisco Borgia etc. ci consentirà di aggiungere un altro tassello al quadro dello studio delle Regulae in ambito gesuitico.


* La Raccolta storica Brancadori dell’Archivio Vaticano, in «Rassegna storica del Risorgimento», anno XXIII, fasc. 10 (1936), pp. 1428-1430.
**Censimento nazionale delle edizioni italiane del XVI a cura dell’ICCU, ha per oggetto le edizioni stampate in Italia e quelle in lingua italiana stampate all’estero dal 1501 al 1600, incluse le contraffazioni coeve e di epoca posteriore.

2 risposte a "Regulae da “osservare”"

  1. Molto interessante questo intervento e molto efficace il termine stamposcritto. Quanto al concetto di rarità e alla sua soggettività, dovremmo riflettere sul fatto che ancora oggi esso è per il Codice dei beni culturali e del paesaggio, assieme al pregio, il presupposto fondamentale per poter annoverare un libro a stampa tra i beni culturali. Anche da questo deriva in parte la fragilità delle azioni per la tutela e la conservazione di questo patrimonio.

    Grazie e sempre buon lavoro

    Melania Zanetti

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